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PiT Salute: Ssn sempre meno universalistico

16/07/2013 22:55:52
Tra gli italiani che nell’ultimo anno si sono rivolti al Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva per lamentarsi dei costi della Sanità pubblica, uno su quattro l’ha fatto per motivi legati al farmaco: tra i medicinali di fascia A, in particolare, diventa sempre più insostenibile il ticket sulla differenza tra generico e branded; per i farmaci di fascia C, le lamentele giungono da cronici e malati rari che arrivano a spendere per le terapie anche più di mille euro all’anno, cui ne vanno aggiunti altri 1.200 per il parafarmaco.
Sono alcuni dei dati provenienti dal XVI Rapporto PiT Salute, l’indagine annuale di Cittadinanzattiva basata sulle segnalazioni raccolte dal Tribunale per i diritti del malato. Dalla consistente mole di cifre emerge il ritratto di un Ssn che tradisce sempre più spesso le aspettative dei suoi pazienti. «La Sanità pubblica così come dovrebbe essere - cioè universale, equa e solidale» ha detto stamattina nella conferenza stampa organizzata per presentare il Rapporto Tonino Aceti, coordinatore del TdM e responsabile del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici «oggi più che mai non esiste».
La cifra dell’assenza arriva innanzitutto dal tipo di segnalazioni raccolte nel 2012 da Cittadinanzattiva: negli anni passati a prevalere erano le denunce di errori medici, quest'anno in testa c’è l’accesso alle prestazioni sanitarie, citato nel 18,4% delle 27.491 segnalazioni analizzate dal Rapporto. Di queste, come detto, più di una su quattro (il 25,7%, per la precisione) riguarda i farmaci, rimborsati e non; subito a ruota seguono le prestazioni in intramoenia (cioè pagate privatamente perché erogate dai medici del Ssn in regime libero professionale: 24,4%), alle quali spesso i cittadini sono costretti a ricorrere per evitare liste d’attesa che vanificherebbero le cure, al terzo posto i ticket su diagnostica e specialistica (16,3% delle segnalazioni).
Dietro a ciascuna di queste segnalazioni c’è la difficoltà di una famiglia o di un malato a farsi carico della spesa, c’è il rischio di una rinuncia alla prestazione perché insostenibile. «Si parla spesso della necessità di rivedere l’universalismo del Ssn, di riformarne i principi fondanti» commenta ancora Aceti «ebbene questa riforma è già stata fatta, anche se nessuno l’ha mai formalizzata».
In uno scenario complessivamente pessimistico, si possono comunque trovare alcune note positive. Nell’area tematica della sanità territoriale, per esempio, si registra un calo delle segnalazioni riguardanti i servizi di assistenza primaria (dal 16,9% del 2011 al 13,6% del 2012), il che fa dedurre un miglioramento della qualità di tali servizi. Tra le note negative, invece, due meritano l’attenzione dei titolari in chiave farmacia dei servizi: la prima riguarda le liste d’attesa, che continuano a restare una spina nel fianco del Ssn e danno argomenti allo sviluppo di un’offerta diagnostica di “snellimento” nelle farmacie del territorio; la seconda negatività riguarda l’insufficienza dei servizi domiciliari (riportata nel 2012 dal 16,4% delle segnalazioni contro il 14,3% nel 2011), altra area dove il d.lgs 153/2009 apre spazi importanti per i titolari. «Con i servizi la farmacia potrebbe dare un contributo consistente su liste d’attesa e domiciliarità» conferma il vicepresidente di Federfarma, Gioacchino Nicolosi, alla conferenza di Cittadinanzattiva in rappresentanza del sindacato «ed è per questo che non ci stanchiamo di insistere per il rapido rinnovo della Convenzione. Fa inoltre piacere notare che nelle segnalazioni analizzate dal PiT Salute non ce n’è neanche una riferita alla farmacia: qualche lamentela su casi relativi a carenze di farmaci, ma come noto stiamo lavorando con Ministero e Aifa per trovare soluzioni praticabili al problema». (AS)

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