Ritardi nei pagamenti Pa, Italia rischia deferimento alla Corte Ue

17/02/2017 00:16:53
Si fa sempre più forte la possibilità di un deferimento dell’Italia davanti alla Corte di giustizia europea per i ritardi con cui la Pubblica amministrazione paga i propri fornitori, sensibilmente superiori al tetto dei 60 giorni fissato dalla normativa comunitaria. Nei prossimi giorni Roma riceverà dalla Commissione Ue una richiesta di parere motivato, alla quale dovrà rispondere entro due mesi. E in modo convincente, perché altrimenti Bruxelles procederà al deferimento, tappa finale di una procedura d’infrazione che la Commissione europea aveva avviato nel 2014 su iniziativa dell’allora commissario per l’Industria Antonio Tajani (oggi presidente del Parlamento Ue).

La procedura, come riferisce un articolo di Sanità24, era stata congelata l’anno dopo per incoraggiare l’Italia a ridurre i tempi di attesa, che nel 2015 mostravano un valore medio (144 giorni) inferiore di due settimane al dato di cinque anni prima. Da allora, però, il nostro Paese continua a rimanere lo Stato dell’Ue a 28 che più fa aspettare i propri fornitori, un record al rovescio che l’Unione non è più disposta a tollerare. «Imporre agli Stati membri di rispettare le regole sul ritardo dei pagamenti» ha ricordato il commissario al mercato interno, Elzbieta Bienkowska «significa proteggere le imprese e aiutare la competitività dell'Ue». Oltre all’intervento sull'Italia, Bruxelles ha inviato per gli stessi motivi una lettera di messa in mora a Spagna e Slovacchia e una di messa in mora complementare (per integrare precedenti rilievi) alla Grecia. E’ stata invece chiusa la procedura d'infrazione nei confronti del Portogallo.

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