Anche al congresso Utifar prevale l’invito a fare squadra

14/11/2017 09:20:50
La nuova Tariffa nazionale dei medicinali, in vigore da poco meno di una settimana, merita l’attenzione della categoria non soltanto perché aggiorna e adegua prezzi che erano fermi da quasi 25 anni, ma getta anche le basi per un rilancio della preparazione magistrale personalizzata. E’ una delle risultanze provenienti dal congresso che l’Utifar ha dedicato venerdì 10 e sabato 11 novembre alle due novità legislative del comparto farmacia di più forte rilevanza: il decreto sulla nuova Tariffa e la Legge sulla concorrenza. I due provvedimenti, ha osservato Giulio Cesare Porretta, consigliere della società scientifica e componente del Tavolo tecnico che ha collaborato con il Ministero per l’aggiornamento del «sembrano indicare alla categoria due strade, una professionale e l’altra imprenditoriale, che non vanno considerate in antitesi tra loro». Andrea Mandelli, senatore e presidente della Fofi, ha ripercorso dal canto suo il complicato iter della legge 124/2017, che continua a non convincere i farmacisti. «Ora bisogna prendere in mano la situazione» ha detto Mandelli «fare rete per affrontare le sfide future», anzitutto attraverso le cooperative perché «la catena con gli anelli più solidi che si può fare è quella dei farmacisti».

Coesione e collaborazione sono la strada da perseguire anche per il presidente di Federfarma Nazionale, Marco Cossolo, che nel suo intervento ha ricordato la collegialità del lavoro dal quale è scaturita la nuova Tariffa. Ora, ha continuato, la stessa modalità di lavoro andrà messa in campo per cogliere le opportunità provenienti dalla territorializzazione dell’assistenza ai cronici: «La farmacia ha un grande vantaggio competitivo rispetto a tutti gli altri soggetti, pubblici e privati, che ambiscono a entrare in questo settore» ha concluso Cossolo «ma non possiamo stare fermi, perché quello che facevamo ieri oggi non è più sufficiente».

Il cuore delle argomentazioni di sabato 11 si è articolato soprattutto attorno alla Legge 124/2017; per la categoria ci sono sicuramente grosse criticità all’orizzonte, a partire per esempio da un probabile indebolimento della fondamentale capillarità e vicinanza alla popolazione tutta, con il disinteresse per le periferie e le aree rurali, a favore dei maggiori centri urbani, focus delle grandi catene.

Un invito a fare realmente rete e migliorare in alcuni aspetti del management aziendale come la gestione del personale e il controllo di gestione è invece arrivato da Giustino di Cecco, docente di Diritto societario all’Università Roma 3: i farmacisti, ha detto in particolare, devono comprendere appieno l’avvento di questa «nuova rivoluzione industriale» e valutare la costituzione di holding, società consortili o ancora società di capitali, per creare economie di scala e condividere il rischio. Va insomma «stimolata l’aggregazione» così come occorre «vigilare sul rispetto del vincolo della titolarità di non più del 20% delle farmacie presenti sul territorio della regione o della provincia autonoma». I valori dell’unità e della solidarietà, infine, sono stati ricordati anche dal docente di economia aziendale Franco Falorni, che ha definito il mondo delle cooperative «una palestra che allena la sensibilità alla solidarietà, lavorando per il “noi” e non solo per l’io».

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