Ddl Lorenzin alla Camera tra spinte e resistenze interprofessionali

12/10/2017 08:30:59
Gli Ordini dei medici frenano, la Federazione dei collegi degli infermieri invece spingono. E’ battaglia “interprofessionale” attorno al ddl Lorenzin, dall’altro ieri all’esame dell’aula di Montecitorio dopo essere stato approvato in prima lettura dal Senato più di un anno fa. La Fnomceo, che nei giorni scorsi avevano sollevato forti perplessità su alcuni passaggi del testo trovando il sostegno della Fofi, riconferma la richiesta di rivedere largamente le disposizioni su nuove professioni e funzionamento degli ordini (limite di mandato per le figure apicali, esternalizzazione dei collegi dei revisori contabili). L’Ipasvi, invece, tifa perché il ddl rimanga così com’è – dato che sancisce la trasformazione in ordini dei collegi provinciali degli infermieri – e la Camera lo approvi in via definitiva.
Intanto si può dire definitivamente abortito il tentativo di trovare nel disegno di legge lo spazio per un intervento normativo rivolto al superamento degli esercizi di vicinato. Come ha riconosciuto il presidente della commissione Affari sociali Mario Marazziti (che nelle settimane scorse aveva condotto una mediazione tra Federfarma e il Comitato nazionale anticrisi delle parafarmacie), i tempi non sono «maturi» anche se «ci sono sofferenze da entrambe le parti». Gli incontri con le due rappresentanze, in ogni caso, «sono stati positivi», perché hanno tracciato le linee di un possibile accordo «che garantisca tutti i punti di sofferenza del sistema, per poi magari andare a una chiarificazione, a una separazione dei due percorsi».

Soddisfazione in Federfarma per l’esito del negoziato. «Trova conferma l’orientamento che avevamo espresso all’avvio del confronto» commenta a Filodiretto Marco Cossolo, presidente nazionale della Federazione «sostenemmo che il ddl Lorenzin non era la sede adatta per intervenire su una materia che richiede necessariamente un provvedimento strutturato e i fatti ci hanno dato ragione. Continueremo comunque a lavorare perché si chiuda definitivamente un’esperienza – quella degli esercizi di vicinato – che si è dimostrata senza futuro».

Il disegno di legge, così, è approdato lunedì all’esame dell’aula senza gli emendamenti che avrebbero abbassato il quorum (2.800 oppure 2.900 abitanti nei comuni sopra i 5mila residenti, per creare nuove sedi con cui assorbire i farmacisti titolari di esercizi di vicinato). Ma rimangono nel testo diversi altri interventi di stretto interesse per le farmacie. All’articolo 12, per esempio, si stabilisce che la detenzione di medicinali scaduti, guasti o imperfetti in farmacia è punita con la sanzione amministrativa da 1.500 a 3.000 euro se risulta che per la modesta quantità di farmaci, le modalità di conservazione e l'ammontare complessivo delle riserve si può concretamente escludere la loro destinazione al commercio. L'articolo 13, invece, estende al farmacista le pene previste per il reato di commercio di sostanze dopanti dalla Legge 376/2000 (reclusione da 2 a 6 anni e multa da 5.164 a 77.468 euro). L'articolo 16 interviene sul Testo unico delle legge sanitarie del 1934 per abolire il vecchio divieto all'esercizio cumulativo delle professioni sanitarie e consentire a chi ha conseguito più lauree o diplomi l'esercizio cumulativo delle corrispondenti attività. Lo stesso articolo, infine, autorizza la sostituzione temporanea del direttore di una farmacia gestita in società con un qualsiasi farmacista iscritto all'albo anziché con un altro socio farmacista. Ed eleva da sei a quarantotto mesi il termine entro il quale l’erede che ha acquisito partecipazioni in una società di farmacie ma non possiede i requisiti deve cedere la quota. 

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