Bpco: un paziente su quattro non aderente alla terapia

13/09/2017 08:05:31
Nonostante sia una delle malattie più diffuse nei Paesi avanzati, soltanto il 10% degli italiani dice di aver sentito parlare di Bpco. Contro il 45% dei tedeschi, il 44% degli inglesi, il 41% degli spagnoli e il 20% dei belgi. Lo rivela un’indagine realizzata a luglio da GfK Eurisko in cinque paesi europei su un campione di 4.250 persone dai 18 anni in poi. In media, riferisce di avere già sentito l’acronimo Bpco il 35% degli intervistati, ma soltanto il 10% la sa tradurre in Broncopneumopatia cronica ostruttiva. Troppo pochi per una patologia che colpisce 348 milioni di persone nel mondo e che sarà la terza causa di decesso entro il 2020.

Se non altro, la malattia viene considerata grave o molto grave dalla quasi totalità degli intervistati (95%) e nella classifica delle patologie più severe viene messa al quinto posto dopo cancro, infarto, ictus e Alzheimer. Anche riguardo alla prevenzione c'è un buon livello di consapevolezza: per la maggior parte delle persone che la conoscono, la Bpco può essere prevenuta smettendo di fumare (84%) e facendo controlli periodici (63%). Il fumo, in particolare, è considerato la causa principale della malattia (da oltre l’80% di chi ne ha sentito parlare), seguito dall'inquinamento (54%) e dalla familiarità (37%). «È indispensabile che si alzi la guardia su questa malattia» commenta Leonardo Fabbri, visiting professor di Medicina interna e respiratoria Ferrara e Gothenburg, in Svezia «pochi forse sanno che oggi la mortalità di chi è ricoverato per infarto è del 15% a tre anni, quella un paziente con Bpco ricoverato per riacutizzazione è del 50% nello stesso periodo».
La patologia, poi, continua a essere caratterizzata da un elevato tasso di non aderenza terapeutica: soltanto il 35% dei pazienti intervistati assume un unico farmaco, il 42% ne assume due e il 23% tre o più. Questo significa per molti gestire più inalatori, cosa che si riflette sull'aderenza al trattamento. Se il 75% segue le prescrizioni del medico, infatti, uno su quattro ammette di non riuscirci: la metà perché si sente meglio e pensa di non aver bisogno del farmaco, il 41% perché si dimentica, il 13% perché «assumere tante medicine lo fa sentire malato». Altri ancora sostengono che «è difficile utilizzare differenti tipi di inalatore», che la cura non è efficace o è complicata ed è facile commettere errori.
«La Bpco colpisce milioni di persone in tutta Europa e Chiesi è fortemente impegnata in ambito respiratorio in modo da sviluppare nuove opzioni terapeutiche che potrebbero aiutare questi pazienti» è la riflessione finale diAlessandro Chiesi, region Europe head del Gruppo Chiesi «è anche con questo obiettivo che abbiamo sviluppato la prima tripla associazione fissa extrafine di ICS/LABA/LAMA recentemente approvata dalla Commissione europea. Basata su 12 studi di efficacia e sicurezza che hanno coinvolto oltre settemila pazienti, è la prima tripla associazione disponibile in un unico inalatore. Ora vogliamo rendere accessibile il farmaco a tutti i pazienti nel più breve tempo possibile».

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