Giustizia Amministrativa: chiarimenti su divieto di doppia assegnazione e contitolarità delle sedi farmaceutiche

16/05/2018 09:31:32

La sentenza 2720/2018 del Tar del Lazio, pubblicata il 9 marzo, ha respinto il ricorso presentato da un farmacista che in forma associata insieme a due colleghi aveva partecipato ai concorsi straordinari indetti dalla Regione Lazio e dalla Regione Calabria. Tra le altre cose, contestava che la delibera della Regione Lazio prevedesse l’impossibilità di diventare titolare di due farmacie e l’obbligo di scelta, pena decadenza, in caso di vittoria in due differenti Regioni, anche nel caso in cui “un solo partecipante associato divenga titolare di altra sede di farmacia”.
Il Tar ha giudicato il ricorso infondato, spiegando che “risulta indiscutibilmente normato il divieto al cumulo dell’esercizio di due diverse sedi farmaceutiche”, la cui ratio è “impedire il sorgere di fenomeni di speculazione”. Questo non impedisce di concorrere all’assegnazione di un’altra sede, ma in caso di vittoria del concorso è necessario scegliere, rinunciando a una delle due sedi.  Il collegio sottolinea che “la previsione di una scelta in caso di partecipazione con esito favorevole a procedure selettive in due Regioni differenti non può che ritenersi applicabile anche alle forme di gestione associata”, diversamente sarebbe discriminatoria nei riguardi di chi ha partecipato al concorso in forma individuale.
Il fatto che si possa partecipare a concorsi in due Regioni, aggiungono i giudici, “non può ritenersi in alcun modo un elemento legittimante l’assegnazione di più sedi”. Infine, l’obbligo del mantenimento della gestione associata da parte dei partecipanti è coerente, secondo i giudici, con il vantaggio accordato in fase di partecipazione al concorso sommando punteggi e titoli, “non compatibile con condizioni postume di fatto tese a pervenire a forme di assegnazione a soggetti singoli”.
Il Consiglio di Stato, con la sentenza 2569/2018 pubblicata il 27 aprile, ha invece respinto definitivamente il ricorso di un farmacista che chiedeva l’annullamento della graduatoria degli idonei del concorso straordinario indetto nel 2012 dalla Regione Lazio. Nel ricorso si contestava anche che una delle sedi fosse stata assegnata dall’amministrazione alla cosiddetta “titolarità pro indiviso” di farmacisti in gestione associata e non alla società che questi avrebbero costituito. I giudici hanno ricordato il parere n. 69 del 3 gennaio 2018 dello stesso Consiglio di Stato, secondo il quale “non è precluso ai farmacisti in gestione associata, che in tale forma hanno preso parte al concorso straordinario e hanno l’obbligo di garantire il vincolo della gestione associata a base paritaria per tre anni, costituire una società, anche di capitali, pure prima che scada il triennio di cui all’art. 11 del d.l. n. 1 del 2012, conv. con mod. in l. n. 27 del 2012”. 
Questo a patto che “alla società non partecipino, prima della conclusione del vincolo, soggetti diversi da essi”. La Regione, spiega la sentenza, era tenuta ad “assegnare anche formalmente la titolarità della farmacia a quegli stessi farmacisti persone fisiche, che hanno a tale titolo partecipato al concorso straordinario (seppure nella forma della “gestione associata”), salvo, ovviamente, il diritto/dovere, in capo a questi, di gestire l’attività imprenditoriale farmaceutica in forma collettiva secondo le sole modalità consentite dall’ordinamento e, comunque e nello specifico, dall’art. 7, comma 1, della l. n. 362 del 1991, novellato dalla l. n. 124 del 2017”.


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