Non siamo ai livelli della Turchia, dove il premier conservatore Recep Tayyip Erdogan ha sentenziato che «uccidere un bambino nel ventre della madre o dopo la sua nascita è la stessa cosa» scagliandosi persino contro il cesareo, «parto non naturale». Ma anche in Italia la controffensiva sull'aborto è potente. Soltanto, molto più sottile. Basta leggere la relazione annuale del ministero della Salute al Parlamento sull'interruzione volontaria di gravidanza: in media nel 2009 quasi 71 ginecologi su cento, con punte superiori all'80% al Sud, hanno sollevato obiezione di coscienza usufruendo del diritto loro concesso proprio dalla legge 194/1978. Dietro le medie si nasconde una realtà fatta di ospedali impossibilitati a garantire il servizio, sebbene la legge vieti l'obiezione di struttura, e di uno sparuto manipolo di non obiettori, molti dei quali prossimi alla pensione, spesso emarginati e oberati del lavoro che i colleghi non vogliono svolgere.Per tentare di garantire entrambi i diritti - quello degli operatori a rifiutare pratiche che ritengono contrarie alla propria coscienza e quello delle donne ad accedere ai trattamenti previsti dalla legge - l'Aied e l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica hanno unito le forze. Il risultato è stato doppio: un'intensa giornata di confronto promossa a Roma il 22 maggio, il giorno del 34° anniversario della 194, e una lettera alle Regioni in cui si suggeriscono alcune misure semplici per assicurare il servizio senza scalfire il diritto all'obiezione. Dai bandi finalizzati all'assegnazione delle ore previste per l'Ivg a medici non obiettori ad albi regionali dei medici obiettori, fino alla possibilità per gli ospedali di avvalersi di medici gettonati per sopperire alle carenze di non obiettori.Siamo lontanissimi dallo scontro ideologico tra fazioni contrapposte. E anche dalla rivendicazione di soluzioni estreme, come la cancellazione della facoltà di obiettare (ipotesi comunque non così peregrina: come ha fatto notare la ginecologa Mirella Parachini, «un soldato professionista potrebbe mai sollevare obiezione e rifiutarsi di sparare?»).Se Parachini ha illustrato il dibattito al Consiglio d'Europa che ha portato alla controversa risoluzione dell'assemblea del 2010, Mario Puiatti, presidente Aied, ha sintetizzato l'intento comune: «Vogliamo aiutare direttori generali e assessori alla Sanità a trovare soluzioni concrete per garantire i diritti delle donne».
Manuela Perrone
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