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Diretta, farmacie dell’Emilia Romagna sul sentiero di guerra

01/03/2016 07:50:04
La minaccia era già stata sventolata una decina di giorni fa ma ora è ufficiale: se le Asl dell’Emilia Romagna non applicheranno integralmente l’accordo sulla dpc firmato due anni fa da Federfarma e Assessorato, le farmacie della regione passeranno allo stato di agitazione e quindi scenderanno in sciopero, nei tempi tecnici previsti dalla legge e magari in concomitanza con Cosmofarma (in programma nel capoluogo dal 15 al 17 aprile). Questa la linea decisa ieri dal consiglio regionale di Federfarma Emilia Romagna di fronte ai temporeggiamenti della controparte, alla quale da tempo il sindacato chiede interventi decisi nei confronti delle aziende sanitarie perché i termini dell’accordo vengano rispettati.

«La Regione» commenta il presidente dei titolari emiliano-romagnoli, Domenico Dal Re «continua a disattendere un’intesa che non le costa nulla, perché i termini dicono a chiare lettere che l’incremento della dpc deve avvenire senza aggravi sulla spesa regionale, e in più viene incontro ai cittadini, la stragrande maggioranza dei quali ha più spesso sotto casa una farmacia anziché uno sportello dell’Asl». Il riferimento è alla recente uscita della Sifo, che nei giorni scorsi aveva ricordato i risultati di uno studio condotto a Ferrara dal quale risultava che non solo la diretta faceva risparmiare, ma era gradita dagli assistiti. «Di studi ognuno di noi ne può tirar fuori quanti ne vuole» continua Dal Re «ma se di Ferrara si deve parlare, vorrei sapere perché – visti i dati di tale studio – qualche anno fa l’Asl cittadina insistette per più di sei mesi per raggiungere con l’associazione titolari della provincia un accordo che purtroppo furono le farmacie a rifiutare: perché tanta insistenza e poi tutti questi bei numeri?».

Dubbi a parte, la richiesta delle farmacie private è che la Regione rispetti gli impegni, nient’altro. «In caso contrario» è la chiusura di Dal Re «noi chiudiamo. Dappertutto, non solo dove le Asl impazzano con la diretta. Io sono sempre stato uno che ha preferito il dialogo e la ricerca della convergenza, ma gli accordi funzionano se c’è la volontà da entrambe le parti». (AS)

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