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Pagliacci (Sunifar): in rete contro il capitale, ma a pari condizioni

04/08/2017 00:31:35
L’arrivo del capitale preoccupa le farmacie rurali quanto quelle urbane, ma l’abitudine alle avversità e a lavorare in un contesto di “frontiera” le aiuterà ad affrontare con successo anche questa sfida. Sono le parole con cui la presidente del Sunifar, Silvia Pagliacci, risponde a chi le chiede qual è lo stato d’animo dei farmacisti rurali dopo l’approvazione in Senato del ddl concorrenza. Parole che – come ieri quelle del presidente della Federazione, Marco Cossolo – invitano la categoria a non lasciarsi prendere dal panico ma reagire e organizzarsi.

Presidente, sui social capita spesso di leggere i commenti di qualche farmacista che dice “ma i rurali di cosa si preoccupano, tanto il capitale non è interessato alle loro farmacia”. E’ proprio così?
Lo scenario che si concretizzerà sarà ben più complesso. La verità è che riflessioni come queste dimostrano soltanto che, storicamente, noi farmacisti non siamo mai stati molto bravi a immaginare il futuro. Anche adesso, con il ddl concorrenza quasi legge, prevalgono incertezze e timori quando invece si dovrebbe studiare una nuova progettualità.

E quindi, come vedono i rurali l’ingresso del capitale?
Da un lato c’è preoccupazione per le debolezze storiche delle piccole farmacie: fanno paura le catene che metteranno in campo politiche aggressive sui prezzi, attirando quei clienti di paesi e aree rurali che il sabato vanno nel centro commerciale o nella settimana fanno i pendolari. E fanno paura anche quei politici che nono conoscono la realtà del servizio farmaceutico e potrebbero restare incantati dalle sirene dei grandi gruppi. Io però sto dalla parte di quei rurali che guardano a questa sfida con ottimismo: il lavoro duro non ci spaventa e restiamo aggrappati alle nostre farmacie qualunque cosa accada. Abbiamo affrontato terremoti e inondazioni, le catene al confronto non sono niente. E poi non dimentichiamolo: quando si parla di capitale non ci sono soltanto Boots o Celesio, ci sono anche capitali “amici” come quelli delle famiglie o del piccolo risparmio».

Federfarma ha tracciato il solco: per contrastare il capitale, le farmacie indipendenti devono aggregarsi. Le rurali avranno bisogno di qualcosa in più, di aggregazioni ritagliate su misura?
Purtroppo le cooperative dei farmacisti non coprono tutto il territorio nazionale, e della cosa va tenuto conto. Quando si dice che farmacie e cooperative devono fare rete, dunque, dev’essere chiaro che l’indicazione è a doppio senso: un esercizio rurale che viene rifornito soltanto una volta al giorno indebolisce il fronte, fa più fatica degli altri a rispondere alle catene. Alle cooperative l’ho detto con chiarezza fin da subito: per me fare rete significa anche garantire le stesse condizioni a tutte le farmacie.

Parlava prima di eventuali rischi legati a strategie commerciali aggressive da parte delle catene. E l’eventualità che, dalle sue farmacie di città, il capitale si metta a praticare servizi domiciliari o a distanza alle comunità più lontane non preoccupa?
E’ a questo che mi riferisco quando parlavo di paura dei politici. Dovremo far capire a chi governa il valore della prossimità umana, dovremo chiedere loro di farci sapere in cosa credono e su cosa vogliono investire: i piccoli paesi hanno già perso molti servizi, si dica subito in modo chiaro se dovranno fare a meno anche delle loro farmacie. In tal senso, il rinnovo della convenzione ci offre un’opportunità preziosa per dare finalmente un quadro nazionale alla farmacia dei servizi, così come alla dpc. E’ lì che dovremo giocare le nostre carte rispetto a prossimità e domiciliarità. (AS)

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