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Pharmaceutical care e farmacia dei servizi sotto i riflettori

05/12/2017 09:55:40
La farmacia va collocata a pieno titolo nel percorso di gestione del malato cronico, perché questo tipo di pazienti deve essere monitorato e guidato continuativamente nella terapia farmacologica al fine di assicurare aderenza ed efficacia delle cure. E’ una delle raccomandazioni che arrivano dal convegno su farmacie e reti cliniche organizzato venerdì scorso nella cornice del 12° Forum sul Risk management, in programma dal 28 novembre al 1 dicembre scorso a Firenze. Coordinato da Roberto Tobia, tesoriere nazionale di Federfarma, e Riccardo Froli, segretario di Federfarma Toscana, l’evento è servito innanzitutto a tracciare il perimetro che può essere presidiato dalla farmacia del territorio nell’ambito dell’assistenza e della presa in cario del paziente cronico. «Il Piano nazionale della cronicità» ha ricordato ancora Tobia «dedica un capitolo specifico alle farmacie, con l’obiettivo di promuoverne il coinvolgimento nelle attività di educazione sanitaria e prevenzione primaria e secondaria e per l’aderenza alla terapia, secondo protocolli condivisi con specialisti e mmg. Il rischio però è che i Piani regionali non tengano conto di questa indicazione».

E’ un’eventualità da prevenire, perché diverse esperienze hanno certificato che un intervento strutturato del farmacista in farmacia previene inappropriatezze e ottimizza l’impiego delle ricorse: «E’ il caso» ha ricordato Tobia «del progetto Consigue in Spagna e dell’esperienza canadese. E nel nostro Paese la sperimentazione del I-Mur ha dimostrato che l’intervento del farmacista migliora la compliance e riduce, conseguentemente, i costi sostenuti dal Ssn e dal paziente per ricoveri e interventi ospedalieri».

Un’altra esperienza che dovrebbe presto fornire analoghe indicazioni è quella in cantiere all’Asl Toscana Sud Est, come ha spiegato il direttore generale Enrico Desideri: il progetto, infatti, è quello di integrare le farmacie del territorio in team di cure primarie con medici di famiglia, specialisti e infermieri, allo scopo di costruire attorno al paziente una rete multidisciplinare che assicura continuità della presa in carico, monitoraggio delle terapie, tempestività degli interventi. E Nello Martini, direttore di Drugs&Health, ha esortato i farmacisti titolari a imboccare con convinzione la strada cui fa riferimento il progetto, quella di una farmacia fortemente collocata nel Ssn che eroga servizi di pharmaceutical care come aderenza terapeutica e presa in carico delle cronicità.

«Per anni non si è fatto altro che parlare di farmacia dei servizi senza dare contenuti concreti a questo modello» ha ricordato nel suo intervento conclusivo il presidente nazionale di Federfarma, Marco Cossolo «si è così creata l’illusione che la farmacia potesse fare di tutto e gli stessi colleghi si sono sentiti autorizzati a esplorare in ogni direzione. Oggi, finalmente, stiamo tracciando un percorso che possa portare alla valorizzazione della farmacia come presidio sanitario integrato, che opera per garantire l’aderenza alla terapia, la farmacovigilanza e il monitoraggio dei pazienti cronici in stretta sinergia con il medico di medicina generale, cioè quei servizi che a me piace definire “cognitivi” perché valorizzano la professionalità del farmacista che opera in farmacia e mettono in risalto la specificità della farmacia come struttura a forte valenza sociale e sanitaria».

Per recitare tale ruolo, ha però avvertito Cossolo, «è fondamentale disporre di un adeguato supporto informatico, una rete che mette in comunicazione tutti i soggetti coinvolti». E altrettanto importante «è la formazione: gli operatori sanitari devono seguire percorsi di formazione comune, imparare a dialogare tra loro, evitare sovrapposizioni e costruire sinergie che mettano al centro il paziente». Allo stesso tempo, sarà fondamentale per la farmacia dimostrare che tale apporto non produce soltanto appropriatezza dei trattamenti, ma anche risparmi per il Ssn. «L’integrazione e la sinergia tra medico e farmacista migliorano il governo e la gestione delle patologie croniche e quindi minori costi per il sistema» ha concluso Cossolo «è dunque fondamentale che dal progetto dell’Asl Toscana Sud Est emergano anche dati che ci consentiranno di presentarci ai nostri interlocutori istituzionali con proposte concrete e misurabili, come auspicato dalle Regioni nell’atto di indirizzo».

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