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Etici in parafarmacia, da Catanzaro sentenza all'esame di Federfarma

08/11/2017 09:46:07
E’ già stata inviata da Federfarma ai propri consulenti legali (e potrebbe essere presto oggetto di una comunicazione al ministero della Salute) la sentenza con cui, il 27 ottobre scorso, il Tribunale di Catanzaro ha assolto con formula piena una farmacista che, nella propria parafarmacia, dispensava medicinali con obbligo di ricetta provenienti dalla farmacia della frazione vicina, sempre di sua proprietà. Il caso nasce dalla querela presentata tre anni fa da un altro titolare di farmacia, nella cui sede opera l’esercizio di vicinato della collega. Insospettito dalle voci di diversi clienti, che riferivano di avere acquistato nella parafarmacia medicinali con ricetta, il titolare si era rivolto a un’agenzia di investigazioni private perché raccogliesse prove sufficienti per una denuncia.

Gli inviati dell’agenzia, in particolare, hanno visitato la parafarmacia in due diverse occasioni, la prima per chiedere due farmaci con la bronchite, sulla scorta di regolare ricetta medica, e la seconda per un anticoncezionale, per il quale però erano sprovvisti di prescrizione. In entrambi i casi il collaboratore al banco ha chiamato la farmacia della titolare, ha verificato la disponibilità dei prodotti e ha dato appuntamento al giorno dopo, sempre in parafarmacia. E l’indomani gli investigatori hanno trovato i medicinali pronti sul banco, accompagnati da uno scontrino ovviamente intestato alla farmacia.

Sulla base degli elementi raccolti, il titolare ha quindi presentato nell’agosto del 2014 una querela nei confronti della collega per esercizio abusivo della professione, poi rinnovata nell’aprile dell’anno scorso da una seconda segnalazione, sempre per lo stesso genere di fatti. Nel maggio successivo, tuttavia, arriva dalla Procura di Catanzaro la richiesta di archiviazione per insussistenza del reato, cui segue a gennaio l’ordinanza di archiviazione del Gip e infine – il 27 ottobre – l’assoluzione in Tribunale perché il fatto non costituisce reato.

In tutti e tre gli interventi, in particolare, si ricorda che per legge «è abusiva, e dunque punita, la condotta di chi compie un atto che sia riservato in via esclusiva a una categoria professionale senza essere abilitato». Al contrario, osservano Pm, Gip e Tribunale, la farmacista querelata è in possesso di tutti i titoli abilitanti all’esercizio della professione, come conferma la stessa titolarità della farmacia. Nella sua ordinanza, poi, il Giudice per le indagini preliminari contesta la legittimità del querelante a opporsi alla richiesta di archiviazione: il bene tutelato dalla norma del codice penale che punisce l’esercizio abusivo della professione, infatti, è «costituito dall’interesse generale» e dunque solo lo Stato possiede le caratteristiche di «persona offesa dal reato».

L’indicazione ha una rilevanza che va ben oltre l’aspetto formale: sancito che il querelante non può presentarsi come parte lesa ma al massimo danneggiata, viene di fatto preclusa al farmacista la possibilità di impugnare la sentenza in appello. Una sentenza, è la considerazione che prevale in Federfarma, che va disinnescata non tanto per l’uso che ne potrebbero fare gli esercizi di vicinato (ridotto, dato che il caso tratta di un titolare di farmacia che usa la parafarmacia come “proiezione” della prima) quanto piuttosto per le ricadute che potrebbe avere sull’integrità della Pianta organica. Saranno i consulenti legali di Federfarma a valutare tutti i risvolti della vicenda e a suggerire le eventuali contromosse, tra le quali potrebbe anche esserci un intervento nei confronti del Ministero. (AS)

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