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Prezzo europeo, Ue propone coordinamento pricing nazionali

10/03/2016 00:34:14
Il meccanismo del prezzo di riferimento, oggi impiegato da 25 dei 28 Paesi Ue per le proprie negoziazioni sui farmaci rimborsati, potrebbe rappresentare la base sulla quale avviare un “coordinamento” a livello europeo delle politiche di pricing. E’ quanto suggerisce uno studio condotto per la Commissione Ue da tre istituti di ricerca (due austriaci e uno lussemburghese) con l’obiettivo di migliorare l’accesso dei pazienti europei ai nuovi farmaci e, assieme, generare risparmi per i servizi sanitari. Pubblicato nei giorni scorsi, lo studio propone di migliorare lo scambio di informazioni tra i Paesi membri per agevolare le autorità nazionali nelle loro negoziazioni con l’industria. La constatazione di fondo è che la grande maggioranza degli Stati comunitari utilizza per le proprie politiche di pricing il cosiddetto “prezzo di riferimento esterno” (Epr), ossia una comparazione tra i prezzi praticati negli altri Paesi sullo stesso farmaco o principio attivo.

La convergenza, peraltro, è vera soltanto in parte: nei vari sistemi, infatti, vengono considerati come riferimento Paesi diversi, oppure c’è chi effettua il confronto sui prezzi ex factory e chi sui prezzi al pubblico corretti in base al potere d’acquisto. O ancora, c’è chi fa medie aritmetiche precise e chi invece sceglie altri meccanismi. Proprio per tale motivo, la ricerca propone alcuni correttivi metodologici che dovrebbero incrementare la convergenza e quindi il coordinamento dei sistemi di pricing. Per cominciare, sarebbe opportuno che le comparazioni avvenissero tra prezzi “nudi”, ovvero ripuliti da sconti, riduzioni e accordi “indigeni”, che finiscono per abbassare oltre misura il prezzo di rimborso. In secondo luogo occorrerà avviare revisioni regolari delle metodologie utilizzate dalle varie Autorità nazionali. Al riguardo, un contributo decisivo potrebbe arrivare dalla creazione di un database europeo dei prezzi dei farmaci, strumento peraltro che da sempre le industrie vedono alla stregua di un cane in chiesa.

La ricerca austro-lussemburghese tocca anche il tema del “dual price” (da tempo invocato da Federfarma come soluzione al problema del parallel trade), ma ciò che più conta è che la sua pubblicazione fa capire come ormai il problema del coordinamento delle negoziazioni nazionali sui farmaci – e su quelli innovativi in particolare, vedi sofosbuvir – sia ormai entrato nella sensibilità della Commissione europea. Un mutamento d’indirizzo sul quale pesano certamente il crescente fenomeno delle carenze (condiviso da sempre più Paesi), l’ingresso sul mercato di nuove molecole che portano a estenuanti negoziazioni nazionali sul prezzo e infine le scelte di mercato di alcuni produttori, che escludono dalle forniture i Paesi dove i prezzi di rimborso risultano troppo bassi. (ML)

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