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Fip: farmacia unico luogo dove dispensare l’etico

15/01/2016 04:45:44
L’uscita del farmaco con ricetta dalla farmacia rappresenterebbe un’anomalia senza precedenti tra i Paesi avanzati e costituirebbe «una minaccia concreta alla sicurezza dei pazienti e alla tutela della salute». E’ quanto si legge nella lettera che la Fip (International pharmaceutical federation) ha inviato l’altro ieri al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e ai presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Piero Grasso. L’intervento della Federazione, che rappresenta a livello mondiale tre milioni di farmacisti e opera in stretta collaborazione con l’Oms, fa riferimento al dibattito in corso al Senato sul ddl concorrenza e agli incessanti tentativi di gdo e parafarmacie di inserire nel testo la deregulation della fascia C. Se ciò dovesse avvenire, è però l’avvertimento della Fip, emergerebbero «sul lungo periodo ulteriori problemi sanitari (legati all’impiego non ottimale dei farmaci) e costi aggiuntivi per il sistema».

Per la Federazione, in particolare, non è un caso se su più di 70 Paesi dei cinque continenti soltanto cinque (Bolivia, Colombia, Etiopia, Nepal e Nigeria) consentono la vendita dei farmaci con ricetta nelle parafarmacie e negli esercizi commerciali: la dispensazione di un medicinale e l’educazione a un uso responsabile di tali prodotti non dipende soltanto dalla presenza del farmacista, ma anche di «ambiente adeguato» che soltanto le farmacie possono assicurare. Perché solo in tale contesto il farmacista può avere «una panoramica delle diverse specialità assunte dal paziente ed evitare così interazioni e altri effetti correlati all’assunzione di farmaci».

Anziché imboccare strade rischiose, è dunque la conclusione della Fip, sarebbe opportuno «consolidare ruolo e servizi della farmacia nella cornice del servizio sanitario», grazie a «un uso più esteso delle sue cometenze e l’erogazione di nuovi servizi». Le farmacie di comunità, in sostanza, sono presidi sanitari la cui progressiva integrazione nel sistema delle cure assicura benefici per tutti; parafarmacie e supermarket, invece, perseguono un’altra missione e altri interessi, «e difficilmente possono essere visti come partner nella definizione e sviluppo delle politiche sanitarie». (AS)

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