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Pomo: il nodo è remunerare i servizi professionalizzanti

15/06/2016 05:10:33
«Lo dico senza giri di parole: agli occhi del Ssn le farmacie rappresentano un presidio pubblico fonfamentale. Per anni questo presidio ha imperniato la propria sostenibilità sul farmaco rimborsato, ora che la ricetta rossa non dà più la sicurezza di un tempo sorge l’esigenza di trovare un modo per remunerare quei servizi professionalizzanti che finora le farmacie erogavano gratuitamente, per deontologia. Il problema, è che questo modo ancora non lo abbiamo individuato». Chi parla è Vincenzo Pomo, il coordinatore della Struttura interregionale per il rinnovo dei contratti con i sanitari convenzionati (in sigla Sisac), ossia il comitato tecnico con cui le farmacie dovranno negoziare la nuova convenzione. Tra una settimana, martedì 21 giugno, i medici di famiglia si siederanno al tavolo della Sisac per iniziare il confronto sul proprio contratto, Filodiretto ha chiesto a Pomo di fare il punto sui tempi che, dalla sua prospettiva, si preannunciano per la trattativa con i farmacisti.

Facciamo un riassunto: un anno fa circa, il Comitato di settore-Sanità delle Regioni approva l’atto d’indirizzo per il rinnovo della convenzione tra farmacie e Ssn, ossia la piattaforma dalla quale la Sisac deve ricavare la proposta di accordo con cui formalmente si apre il tavolo negoziale. Finora, oltre non si è andati. Come mai?
Quell’atto non ha superato il vaglio ministero dell’Economia e delle Finanze. Significa che deve essere riscritto, e infatti stiamo aspettando dal Comitato di settore un nuovo atto di indirizzo, che ci consenta di avviare il confronto con le farmacie.

Su che cosa è naufragata quella piattaforma? L’incognita del finanziamento “ex ante” dei servizi in farmacia, come prevedeva il d.lgs 153/2006?
Sì ma non solo: il fatto è che non c’era chiarezza sulla copertura economica, perché il Mef dà luce verde soltanto se c’è la certezza che non ci sono aggravi di spesa per le casse pubbliche. Ma in realtà questa è soltanto la punta dell’iceberg.

In che senso?
Il servizio che suscita il maggiore interesse e trova più sensibili le Regioni è quello dell’aderenza alle terapie. Sulla quale però dobbiamo intenderci: l’aderenza in sé è un atto medico, non compete al farmacista. Costui però può offrire un sostegno importante al prescrittore attraverso il monitoraggio dei consumi – il malato è venuto a ritirare la nuova scatoletta di pillole oppure no? – il counselling terapeutico e l’orientamento del paziente. Ma tra farmacia e assistito non c’è il rapporto fiduciario che esiste invece tra assistito e medico di famiglia; dunque dobbiamo considerare l’evenienza che il paziente possa andare un mese a ritirare il suo medicinale in una farmacia, il mese dopo in una diversa e il terzo in un’altra ancora. E quando il quarto mese il paziente si dimentica di rinnovare la fornitura, e una di quelle tre farmacie riscontra la dimenticanza e avvisa il medico, io chi pago?

In sostanza, le Regioni vorrebbero la collaborazione delle farmacie nell’aderenza terapeutica, ma non sanno come remunerarle…
E’ un dilemma non indifferente. Diciamo che alcune idee, ancora allo stato embrionale, sono oggetto di discussione a livello regionale.

Per esempio?
Si potrebbe adottare qualche parametro indicativo. Per esempio, stabilito che i servizi professionalizzanti delle farmacie vengono remunerati dalle Regioni con un fondo apposito, si potrebbe ripartire il finanziamento tra i singoli esercizi in modo proporzionale ai volumi di ricette Ssn spedite. Certo, è un’ipotesi che si presta a diverse critiche, ma se qualcuno ha un’idea migliore si faccia avanti.

Da quanto dice, viene da pensare che le farmacie non avranno la loro nuova convenzione in tempi brevi…
No, non è vero. So che le Regioni stanno già lavorando sul nuovo atto d’indirizzo e tra le loro preoccupazioni c’è quella di trovare un punto d’equilibrio tra la scarsità di risorse e la sostenibilità delle farmacie.

Però la certificazione delle deleghe, per la rappresentatività dei sindacati da chiamare al tavolo di trattativa, non è ancora iniziata…
La cosa non è un problema. E poi se i sindacati delle farmacie volessero darci una mano, basterebbe che andassero nelle Asl a farsi certificare i loro dati e ce li mandassero. In una settimana sarebbe tutto pronto.

Quali regole varranno al tavolo negoziale?
Come prescrive l’accordo Stato-Regioni del 2013, le stesse dei medici di famiglia: potranno partecipare soltanto le organizzazioni sindacali che hanno una rappresentatività di almeno il 5%. E sempre come i medici, la nuova convenzione stabilirà che gli accordi integrativi regionali potranno essere negoziati e firmati solo dalle sigle che hanno sottoscritto la convenzione nazionale. (AS)

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