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II Convention Federfarma Servizi-Federfarma.Co

17/10/2015 12:08:16
E se l’ingresso del capitale nella titolarità non fosse quel cataclisma che i più paventano ma si rivelasse invece per le farmacie un catalizzatore di processi persino virtuosi? E’ il dubbio che in diversi hanno seminato alla seconda Convention congiunta di Federfarma Servizi e Federfarma.Co, in programma giovedì e venerdì a Chia, in provincia di Cagliari. Tema obbligato dei lavori non potevano che essere il ddl concorrenza e i suoi contenuti più impattanti, ma le riflessioni provenienti dagli ospiti che si sono avvicendati sul palco hanno cercato di evitare letture banali. E così per esempio Michele Giovannini, professore associato di diritto amministrativo al Politecnico di Milano, ha detto senza mezzi termini che i nuovi strumenti societari previsti dal ddl concorrenza «si configurano come un upgrading» del sistema farmacia, agli occhi di un legislatore che rivela di aver completamente cambiato approccio rispetto alla distribuzione del farmaco: «Con il disegno di legge è passato finalmente il messaggio che la farmacia non è un’attività commerciale come tutte le altre. L’attività normativa, di conseguenza, non si è più concentrata sull’abrogazione di restrizioni come la Pianta organica, il quorum e via di seguito, ha voluto invece intervenire sulla disciplina riguardante i soggetti autorizzati ad accedere alla proprietà della farmacia, con l’obiettivo di favorirne la crescita. In altri termini, il legislatore sembra aver accolto il principio che le dinamiche proconcorrenziali si agevolano meglio agendo dall’interno del sistema».

«Dalla crisi ci stiamo rialzando» ha ricordato dal canto suo la presidente nazionale di Federfarma, Annarosa Racca «il capitale ci mette di fronte a una sfida epocale e le cooperative, che sono uno strumento operativo della farmacia, possono dare un aiuto prezioso». Anche per Luigi D’Ambrosio Lettieri, vicepresidente della Fofi, «non si può non considerare con interesse l’ingresso del capitale nella farmacia: dietro a tutti i cambiamenti ci sono sempre delle opportunità». Per Lettieri, in particolare, i mutamenti in atto nel sistema, dalla crescente rilevanza della sanità privata fino ai nuovi meccanismi di rimborso dei farmaci innovativi, in cui l’azienda produttrice viene remunerata in base ai risultati terapeutici del prodotto, obbligheranno la farmacia a innovazioni importanti, che richiederanno tra le altre cose anche capitali con i quali finanziare le riorganizzazioni in arrivo».

Per Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma, l’arrivo del capitale deve invece innescare processi virtuosi: «I farmacisti saranno finalmente costretti a scegliere da che parte stare» ha detto «con chi vuole aiutare la farmacia, come le cooperative, o con chi vuole le farmacie e basta». Il presidente dell’Utifar, Eugenio Leopardi, si è invece augurato che la risposta al capitale passi non solo dall’aggregazionismo, ma anche da una nuova progettualità, che per esempio realizzi «contenitori» in cui collocare quelle farmacie in difficoltà che nel prossimo futuro diventeranno prevedibilmente preda delle multinazionali. Da Federfarma.Co, ha invece detto il presidente Cesare Guidi, possono invece arrivare iniziative dirette ad ampliare l’offerta di prodotti in farmacia (i biosimilari, per esempio) o dei servizi al paziente.

Infine, non va dimenticato che c’è capitale e capitale, perché in un assetto societario che mantiene la professione in cabina di regia l’apporto di nuove risorse finanziare diventa indispensabile per sostenere la progettualità della farmacia: «Le aziende dei farmacisti non possono essere lasciate sole a combattere la sfida del capitale» ha detto il presidente di Federfarma Servizi, Antonello Mirone «mettiamo da parte gli individualismi e facciamo fronte comune, perché abbiamo competenze diffuse che possiamo mettere in campo tutti insieme per attrarre investimenti e capitali». Sembra un paradosso ma non lo è: alla filiera farmaceutica servono capitali per contrastare il capitale. (AS)

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