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Convergenza Federfarma-Regioni su ridimensionamento

18/01/2017 00:18:36
La distribuzione diretta è cresciuta negli anni in modo sconsiderato ed è ormai tempo di valutarne un serio ridimensionamento, attraverso travasi verso la convenzionata e la dpc. Le farmacie lo dicono da tempo, ora sono disposte ad ammetterlo anche le Regioni. E per la conversione non è stato necessario che si incamminassero sulla via di Damasco, è bastata la seduta che il Tavolo sulla farmaceutica coordinato dal ministero dello Sviluppo economico ha dedicato ieri al tema della distribuzione diretta. Dove, per la prima volta, il sistema del doppio canale è stato analizzato non soltanto dalla prospettiva del Servizio sanitario, ma anche del mercato (che è poi il punto di osservazione dal quale opera il Tavolo, istituito sotto l’ombrello del Mise per assicurare una concertazione stabile tra istituzioni e filiera sulle politiche farmaceutiche del Paese). Da questo fronte, gli affondi più importanti sono arrivati da Paolo Bonaretti, consigliere del Ministero per le politiche industriali, che ha messo in cima agli interessi del governo quello di assicurare un corretto funzionamento del mercato e ha insistito sull’importanza di assicurare alle farmacie ingressi adeguati, per sostenerne la rete e quindi la capillarità sul territorio.

Ma le picconate più decise al sistema della distribuzione diretta sono arrivate da Federfarma, che si è presentata al tavolo con un cospicuo corredo di dati. Se n’è servita la presidente nazionale del sindacato, Annarosa Racca, per dare conto di tutti gli effetti viziosi di un doppio canale che non ha mai generato reali risparmi: dalle disuguaglianze nell’accesso ai farmaci al mancato gettito del ticket, dai disagi sociali arrecati ad assistiti e famiglie all’emarginazione professionale di medici e farmacisti del territorio, dalla perdita di fatturato sopportata dalle piccole farmacie all’inadeguato monitoraggio di terapie e forniture ai pazienti cronici. «La distribuzione diretta» ha concluso la presidente Racca «ha fallito tutti i suoi obiettivi, continuare a insistere sfugge a ogni logica».

Per superarla, Federfarma ha così proposto una sorta di “exit strategy” a tappe: per cominciare, va condotta un’analisi dei costi sostenuti dal Ssn per distribuire i farmaci, approfittando anche dello studio che la Sifo avvierà con le sigle della filiera da fine mese; quindi, si potrà procedere «al trasferimento dal Pht alla fascia A di tutti i medicinali di uso consolidato e a brevetto scaduto», anche sulla base della proposta elaborata a suo tempo da Sifo e Federfarma e presentato all’Aifa; terza tappa, si trasferiscono dalla distribuzione diretta alla dpc tutti i medicinali che «non richiedono particolari cautele in fase di somministrazione, riducendo così i disagi per i cittadini»; infine, si uniformano a livello nazionale gli elenchi dei medicinali sottoposti a distribuzione diretta e dpc, in modo da «mettere in grado mmg e farmacie di svolgere un’attività di monitoraggio e assistenza dei pazienti cronici a 360 gradi, su tutto il territorio nazionale».

L’arringa di Federfarma ha raccolto importanti aperture dal fronte delle Regioni. Giovanna Scroccaro, responsabile del servizio farmaceutico del Veneto (ed ex presidente Sifo), ha riconosciuto che la diretta è cresciuta oltre il dovuto e urge un dietrofront: il Pht, in particolare, è uno strumento ormai vecchio e va ripensato, mentre i farmaci di fascia A devono stare in convenzionata ed essere distribuiti dalle farmacie del territorio, con l’unica eccezione delle dimissioni ospedaliere (ma ben delimitate). Prima di mettere mano al bisturi, hanno però concordato le Regioni, servono radiografie dettagliate del fenomeno ed ecco perché, al Tavolo, ha trovato consenso unanime la proposta di istituire un gruppo di lavoro, coordinato dall’Aifa, che nel giro di un paio di mesi dovrà disegnare una mappa delle diverse esperienze territoriali così come delle criticità. «Per noi è un risultato importantissimo» commenta la presidente Racca a Filodiretto «per la prima volta riusciamo a ottenere, sulla distribuzione diretta, un tavolo che ci consentirà di mettere sul tappeto tutte le storture del sistema e i parossismi perseguiti da certe Regioni». (AS)

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