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Diretta, studio Sifo-Molinette riapre la querelle sui costi

18/05/2013 00:21:52
Diventa un duello a colpi di ricerche e analisi di economia aziendale l’irrisolta querelle sui costi della distribuzione diretta. Perché allo studio effettuato dal Cref all’Asl di Trieste e divulgato da Federfarma un anno fa replica ora un’altra indagine, condotta da Claudio Jommi (direttore dell'Osservatorio farmaci del Cergas-Bocconi) all’ospedale Molinette di Torino per conto della Sifo. Vediamola: i dati di riferimento sono quelli del 2012, anno nel quale il presidio ospedaliero San Giovanni Battista-Molinette ha dispensato con la “diretta” 69mila confezioni di farmaci; la spesa sostenuta dalla struttura, secondo lo studio, ammonterebbe a 10 milioni di euro (acquisto) più altri 190mila (costi del servizio). Se gli stessi medicinali fossero stati dispensati in dpc, la spesa a carico del Ssn sarebbe stata maggiore perché ai dieci milioni necessari all’acquisto si sarebbero aggiunti circa 6 euro a confezione, ossia la remunerazione pattuita nell’ultimo accordo tra Regione Piemonte e farmacie sulla distribuzione per conto. Con la diretta, invece, l’ospedale spende 2,75 euro a confezione.
Per la Sifo, le risultanze della ricerca (che ancora attende di essere diffusa integralmente) fanno pari con lo studio del Cref: «Abbiamo commissionato quest’indagine proprio perché quella ricerca aveva suscitato parecchie perplessità tra noi farmacisti ospedalieri» spiega a Filodiretto Francesco Cattel, segretario regionale della Sifo Piemonte e farmacista dirigente all’Azienda ospedaliera Città della Salute (ex San Giovanni Battista-Molinette) «i dati che emergono dal lavoro del Cergas dimostrano che sul tema non si può ragionare dividendo la lavagna tra buoni e cattivi: le farmacie del territorio, con la loro capillarità, sono importanti ma anche il farmacista clinico lo è. Per questo, l’intenzione è quella di proseguire l’analisi con una nuova ricerca, questa volta estesa a tutto il Piemonte».
Da Federfarma, invece, nessun commento fino a quando il testo della ricerca non sarà disponibile: «Impossibile giudicare dai risultati molto parziali diffusi dalla Sifo» spiega la presidente del sindacato titolari, Annarosa Racca «non sappiamo quali categorie di farmaci sono state prese in esame, con quali modalità sono stati erogati ai pazienti, quanti medicinali siano stati effettivamente assunti e quanti sono rimasti inutilizzati perché il malato ha sospeso o cambiato la terapia. Rimaniamo convinti, in ogni caso, che la “mission” delle farmacie ospedaliere non sia quella di dispensare al pubblico ma ai reparti e che la risposta più efficace alle necessità economiche del sistema sanitario rimane la riforma della remunerazione. Il nostro auspicio, dunque, è che si apra un confronto tra farmacisti e istituzioni per valutare i costi effettivi delle diverse forme di distribuzione per il Ssn e per i cittadini, sulla base di analisi poggiate su dati certi, trasparenti e confrontabili». Giudizio sospeso e scetticismo anche tra i titolari piemontesi: «Aspettiamo di vedere la ricerca ma qualcosa non ci torna» osserva Massimo Mana, presidente di Federfarma regionale «sarà importante capire quale incidenza hanno dato ai costi del personale e del magazzino». (AS)

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