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Piano cronicità, farmacie «punto di riferimento» per dpc e servizi

19/05/2016 00:59:52
Per la persona affetta da cronicità e per i suoi familiari le farmacie del territorio sono «un punto di riferimento», perché rappresentano «il più agevole e frequente» sportello di accesso alle risorse del Ssn. Per tale motivo, vanno coinvolte «nelle attività di educazione sanitaria, prevenzione primaria e secondaria, secondo protocolli condivisi con lo specialista e il medico di famiglia/pediatra di libera scelta, anche per quel che riguarda l’aderenza ai trattamenti a lungo termine». Sono alcuni dei passaggi più significativi del Piano nazionale per le cronicità, il documento di programmazione redatto dal ministero della Salute.

Anticipato ieri da Sanità24 in una bozza già molto dettagliata, il Piano fissa le linee guida per una strategia d’intervento integrata, cioè orientata al superamento dei tradizionali compartimenti stagni che ingessano il Ssn: territorio, specialistica ambulatoriale, ospedale. A tal fine, i concetti chiave che dovranno guidare gli interventi sono “rete” e “multiprofessionalità”: il primo rimanda alla necessità di assicurare un collegamento reciproco tra tutti gli “asset” del sistema, per assicurare la continuità della presa in carico (dall’ospedale al territorio e viceversa) anche attraverso lo scambio tempestivo di dati, clinici e non; il concetto di multiprofessionalità, invece, sottintende la volontà di imperniare l’assistenza su «reti specialistiche e team dedicati» che coinvolgono più professioni, dallo specialista al medico di famiglia, dall’infermiere al diestista, dall’assistente sociale allo psicologo e al fisioterapista.

E la farmacia? Ai presidi dalla croce verde il Piano dedica un intero capitolo. Nel quale si ricorda che «le relazioni di prossimità del farmacista e il suo ruolo professionale gli permettono di instaurare un rapporto di confidenza con gli utenti» e svolgere «una funzione potenzialmente attiva nell’educazione, informazione e assistenza personalizzata». L’indicazione, quindi, è quella di coinvolgere le farmacie del territorio nell’assistenza domiciliare integrata e nel supporto al medico di famiglia e al pediatra di libera scelta, nella dispensazione e consegna domiciliare di farmaci e dispositivi, nella dispensazione e recapito di miscele per la nutrizione artificiale e antidolorifici, nell’erogazione di servizi (sempre a domicilio o in farmacia) assicurati da professionisti come infermieri e fisioterapisti.

In sostanza è l’applicazione della farmacia dei servizi, ma il Piano contiene anche qualche raccomandazione a proposito di distribuzione del farmaco. Per esempio, tra i compiti da affidare alle farmacie nell’ambito dell’assistenza alle cronicità c’è la «dispensazione per conto dei farmaci in distribuzione diretta», un’indicazione che suona come un invito alle Regioni affinché sfruttino la prossimità delle farmacie per la distribuzione di tutti i farmaci del Pht. Sul tema, il Piano si fa ancora più esplicito nel capitolo dedicato al Pdta (Percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale) per l’artrite reumatoide e le artriti croniche: va promossa, si legge, «la dispensazione dei farmaci prescritti dalle strutture reumatologiche autorizzate e inclusi nel File F presso le farmacie territoriali od ospedaliere nell’area di residenza dell’assistito». Un’apertura non indifferente, perché significa che farmaci biologici e biosimilari potranno finalmente passare dalle farmacie del territorio in tutti quei casi nei quali il paziente cronico non dispone di una struttura ospedaliera nelle vicinanze. Cioè nella stragrande maggioranza delle situazioni.

Per dispensare questi medicinali di ultima generazione (così come assicurare servizi quali l’Adi o l’aderenza terapeutica) le farmacie avranno bisogno di una formazione adeguata. E proprio per questo, il Piano del Ministero è severo: i farmacisti, così come medici, infermieri e professioni varie, potranno prendere parte alla nuova strategia di intervento soltanto se avranno ricevuto la giusta formazione, universitaria ed Ecm. (AS)

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