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Convenzione, Milillo: con Sisac il gioco non è più quello di una volta

20/07/2016 00:28:13
Le dinamiche che guidano il rinnovo di una convenzione non sono più quelle di un tempo: oggi più di un tempo è la dinamica dialettica che guida il confronto e l’atto d’indirizzo non rappresenta più una proposta di mediazione ma va considerata soltanto la sintesi di ciò che desidera una delle due parti. E’ la riflessione che il segretario generale della Fimmg, Giacomo Milillo, offre ai titolari a meno di una settimana dall’approvazione della piattaforma sulla quale prossimamente dovranno trattare Sisac e farmacie.

Milillo, anche i medici di famiglia sono alle prese con il rinnovo della loro convenzione e rispetto ai farmacisti stanno qualche passo avanti, perché il tavolo di confronto è già stato avviato. Come state affrontando la trattativa e quali considerazioni avete fatto quando, a giugno, vi è stato presentato il vostro atto d’indirizzo?
E’ fondamentale che le farmacie tengano presente un fatto: al contrario di quanto accadeva in passato, oggi l’atto d’indirizzo non è niente di più che la piattaforma di una delle parti che siederanno al tavolo di confronto. In altri termini i suoi contenuti esprimono un’unica visione, quella di parte pubblica, alla quale i sindacati di categoria contrapporranno la propria nel momento in cui presenteranno le loro controproposte. Di lì in avanti, il gioco è limare progressivamente per giungere a una convergenza.

In effetti, i passaggi dell’atto d’indirizzo che suonano più critici per Federfarma esprimono un forte centralismo…
Nulla di strano. L’atto d’indirizzo è redatto da tecnici che appartengono alla dipendenza pubblica e ragionano da dipendenti pubblici. Quindi, per loro il dipendente pubblico è una risorsa, mentre il convenzionato – medico di mg o titolare di farmacia – è un professionista privilegiato con un suo fattore di costo.

Come sventare queste logiche?
E’ fondamentale che medici di famiglia e farmacie facciano squadra. Fimmg e Federfarma hanno costituito un coordinamento per gestire di comune intesa le reciproche trattative convenzionali, nei prossimi giorni sarà bene cominciare a confrontarci sui contenuti delle rispettive piattaforme di parte pubblica.

Nell’atto d’indirizzo destinato alle farmacie, è scritto a chiare lettere che i servizi infermieristici e professionali saranno monopolio esclusivo delle Uccp. Non si rischia una guerra tra convenzionati?
Le Uccp come le vogliono le Regioni, con un proprio spazio fisico, non piacciono neanche a noi, la Fimmg è per un modello di team multiprofessionale in cui le farmacie possono recitare un ruolo importante. Non parlo di traslochi nell’Uccp, ma di sinergie nell’erogazione di servizi sul territorio.

Anche qui sarà opportuno un coordinamento in sede di trattativa?
Ovviamente. La nostra percezione è che quel manipolo di Regioni ancorate a una visione della Sanità irreggimentata e polarizzata sulla supremazia del pubblico rispetto al convenzionato – vedi Case della salute in Emilia Romagna – stia diventando sempre meno attrattivo per le altre Regioni. Le quali diventano sempre più consapevoli che quel genere di modelli non solo implica costi organizzativi enormi, ma non è credibile e non dà risultati.

E allora?
Allora medici e farmacie possono incidere su tali equilibri ma soltanto se sapranno lavorare ai rispettivi tavoli in modo univoco. Va scardinata una visione centralistica del sistema che diventa sempre più logora e superata. (AS)

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