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Farmaci della diretta, due italiani su tre li vogliono in farmacia

22/10/2016 08:40:04
Per il 67% degli italiani i farmaci che oggi vengono distribuiti in modalità diretta da Asl e ospedali dovrebbero essere dispensati dalle farmacie del territorio. E se si restringe la rilevazione alle sole persone affette da cronicità gravi, la quota di favorevoli sale al 73%. Sono alcune delle evidenze che emergono dalla ricerca condotta da Datanalysis su un doppio campione di individui – duemila persone di età compresa tra i 18 e i 77 anni e 500 pazienti affetti da cronicità varie, età 28-77 anni – per misurarne opinioni e orientamenti in tema di distribuzione diretta. Presentata ieri a Napoli nella cornice della III Convention Federfarma Servizi-Federfarmaco, l’indagine segna un punto a favore delle farmacie nell’eterna diatriba tra sostenitori e critici del doppio canale. Dalle risposte fornite, infatti, i due campioni mostrano una netta preferenza per le farmacie del territorio: perché sono più facili da raggiungere e c’è meno da aspettare (per il 32% dei 1.337 individui che nel primo gruppo si erano schierati a favore delle farmacie, per il 35% nel secondo gruppo), perché si conosce o si ha familiarità con il farmacista (24% e 20% rispettivamente), perché l’accesso al farmaco è più agevole (19% e 24%) oppure perché l’adesione alle terapie è maggiore (13% e 16%). «Se si sommano tutte le risposte che in qualche modo fanno riferimento alla prossimità delle farmacie» ha detto Ivano Leonardi, presidente di Datanalysis «si raggiunge il 50% circa dei rispondenti».

Più in generale, gli italiani vedono di buon occhio l’offerta di servizi da parte delle farmacie del territorio. In particolare, i più gettonati sono l’erogazione di prestazioni che oggi sono reperibili solo in ospedale (quasi il 25% dei duemila individui del primo gruppo campione, il 29% nel secondo gruppo), la dispensazione di farmaci presenti solo in ospedale (22% e 25% rispettivamente), il supporto infermieristico (20 e 21%), l’integrazione con i medici di famiglia della zona (17,3% e 17,1%), le consulenze degli specialisti ospedalieri (15% e 7%). Interessante poi il segnale di insoddisfazione che, in tema di distribuzione ospedaliera dei farmaci, arriva dal campione dei pazienti cronici: alla richiesta di indicare la difficoltà di maggiore rilevanza incontrata nelle terapie dopo la dimissione dall’ospedale, un italiano su tre cita l’inadeguata accessibilità ai farmaci necessari per la terapia. E non è poco. (AS)

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