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Diretta vs. dpc, da Federfarma apprezzamenti per proposta Sifo

23/09/2016 00:30:06
Federfarma accoglie positivamente la proposta della Sifo di varare uno studio di dimensioni nazionali che metta a nudo i veri costi della distribuzione diretta. Perché è la stessa richiesta che il sindacato titolari rivolge da anni a quelle Regioni dove c’è un ricorso parossistico al doppio canale, in nome di un risparmio corroborato da cifre tutte da verificare: i confronti tra diretta, dpc e distribuzione convenzionata si fanno se c’è trasparenza sui numeri, altrimenti le scelte sono frutto soltanto di posizioni ideologiche. E’ il commento del sindacato titolari al comunicato con cui, ieri, la Società dei farmacisti ospedalieri è intervenuta nella polemica che in Liguria contrappone diretta e dpc. «Valutare in maniera semplificata i diversi costi che caratterizzano i due canali» sostiene il presidente della Sifo, Marcello Pani «significa giungere a interpretazioni non corrette. Ogni Regione ha adottato il proprio modello, dunque non deve stupire se emergono costi diversi. Un confronto approfondito e affidabile, pertanto, deve essere fatto analizzando accuratamente gli accordi stipulati da ciascuna regione». In altri termini, servirebbe uno studio «esteso a tutto il territorio nazionale ed esaustivo sull'argomento», basato su «una metodologia condivisa», che consenta di «individuare e analizzare tutti gli elementi: dai costi alla qualità e all’equità del servizio reso al paziente. I fattori da prendere in esame sono tanti e vanno messi nella giusta correlazione l'uno con l'altro. Altrimenti, senza un metodo di lavoro scientificamente basato e condiviso tra i diversi attori in campo, la realtà può apparire di volta in volta diversa».

Questo lavoro, è il succo della proposta Sifo, può essere affidato a un «tavolo» dove saranno rappresentate tutte le parti interessate: farmacie del territorio e farmacisti ospedalieri, istituzioni e amministrazioni regionali, associazioni dei pazienti e dei cittadini. Perché l’obiettivo, conclude Pani, non dovrà essere quello di decidere chi distribuisce che cosa, ma «assicurare l’equilibrio del Sistema e garantire a tutti le cure più adeguate».

Per Federfarma la proposta merita di essere raccolta e valutata con attenzione, ma solo a patto che le Regioni mettano tutti i loro dati a disposizione di chi poi effettuerà lo studio, in modo trasparente e incondizionato. «Così come la Sifo» spiega la presidente del sindacato titolari, Annarosa Racca «anche noi abbiamo condotto in passato diverse di ricerche sui reali costi della diretta. E spesso i nostri ricercatori si sono dovuti scontrare con l’opacità dei bilanci e dei dati forniti dalle aziende sanitarie. Non si può fare uno studio serio se non si mettono a nudo tutte le voci della distribuzione: dal costo orario del personale che ruota nella farmacia ospedaliera a quello degli scaduti. O viene garantita la piena trasparenza oppure è inutile anche cominciare».

L’aut aut della presidente Racca si spiega anche con la piega presa dalla polemica ligure: per contestare la delibera di giunta che proroga il vecchio accordo sulla dpc e dà indicazione alle Asl di praticare la dispensazione per conto (inclusa quella di Imperia, l’unica ad avere sempre fatto solo diretta), il centrosinistra ha avviato da agosto una campagna basata su cifre inesatte: «Hanno detto che a Imperia l’Asl spende con la distribuzione diretta 1,80 euro a pezzo» racconta Elisabetta Borachia, presidente di Federfarma Liguria «ma quello è soltanto il prezzo di acquisto; secondo gli stessi calcoli, la dpc costerebbe al servizio sanitario regionale 8 euro a scatola, quando invece il compenso è 5 euro più iva». «Ogni volta che in qualche Regione si discute di diretta versus dpc» riprende Racca «ci va sempre di mezzo l’ideologia. Il caso ligure poi è clamoroso: l’accordo prorogato dalla giunta Toti sino a fine anno era stato scritto dal centrosinistra, che oggi lo contesta dai banchi della minoranza. Quando parliamo con le Regioni di diretta-dpc finiamo sempre per sbattere contro il muro delle ideologie. Ben venga uno studio serio, pronti a partecipare e dare il nostro contributo». (AS)

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