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Decreto pay-back, dal testo molte ambiguità e punti interrogativi

25/06/2016 08:40:59
Le aziende del farmaco pagheranno cash, secondo un percorso a tappe che si concluderà il 15 ottobre. La filiera, invece, ripianerà da settembre al solito modo, con un ricarico sullo sconto Ssn dello 0,64%. E’ quanto prevede a proposito di pay-back l’articolo 21 del decreto Enti locali, approvato lunedì scorso dal Consiglio del ministri. Come noto, l’obiettivo del provvedimento è quello di chiudere definitivamente la partita sui ripiani di quattro anni di spesa farmaceutica Ssn, dal 2013 al 2016, superando l’impasse creata dalle sentenze con cui il Tar Lazio aveva accolto i ricorsi di industrie, distributori e farmacie. Allo scopo il testo uscito dal Consiglio dei ministri – ancora da pubbblicare in Gazzetta ufficiale – mette in piedi un complicato meccanismo di contropartite finalizzato ad assicurarsi la compliance della filiera, che dovrebbe così trovare conveniente pagare il pay-back rinunciando a ulteriori ricorsi.

La prima pietra del “patto” proposto dal decreto spicca subito evidente al comma 1, dove si promette «una revisione del sistema di governo (del farmaco, ndr)» entro il 31 dicembre, «in considerazione della rilevanza strategica del settore farmaceutico». In altri termini, le aziende saldino i ripiani dell’ultimo quadriennio perché il Governo si impegna a eliminare il pay-back dal 2017 (come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, aveva detto giovedì all’assemblea pubblica di Farmindustria). La seconda contropartita scatta al comma immediatamente successivo: a industria e filiera verrà chiesto di ripianare soltanto il 90% del pay-back originariamente previsto per 2013 e 2014, e l’80% del 2015. Una sorta di “sconto”, in sostanza, che dovrebbe ammorbidire le aziende più arrabbiate.

Funzionerà? Tra gli addetti ai lavori c’è già chi dubita, anche perché il meccanismo architettato dal decreto per riscuotere materialmente i ripiani appare piuttosto contorto: alle aziende farmaceutiche, per esempio, viene richiesto di pagare i ripiani degli anni 2013-2015 entro 30 giorni dalla pubblicazione del provvedimento, sulla base di dati forniti dall’Aifa che i produttori potranno rettificare soltanto dopo avere saldato, con eventuali conguagli a ottobre. Stessa fumosità nelle procedure per il pay-back di distributori e farmacie: nel loro caso il ripiano dovrebbe partire da settembre con un incremento dello sconto dello 0,64% (per un numero di punti che l’Aifa calcolerà entro la stessa data, anche alla luce delle rettifiche che industria e filiera dovessero opporre ai dati dell’Agenzia), ma il decreto sembra “dimenticare” che le farmacie hanno già pagato il pay-back del 2013. E dalle tabelle che accompagnano il decreto, parrebbe che la filiera non debba nulla sul 2014 (perché la territoriale di quell’anno non ha sfondato).

Chiude il 2016, per il quale si prevede una procedura del tutto differente: entro il 30 ottobre l’Aifa dovrà calcolare l’eventuale sfondamento sul periodo gennaio-settembre, che le aziende dovranno poi ripianare per il 15 novembre; entro il 28 febbaio 2017 l’Agenzia valuta lo sfondamento complessivo sull’intero anno, con conguagli di produttori e filiera entro il marzo successivo. Ma anche qui il condizionale è decisamente d’obbligo. Non a caso, Federfarma sta vagliando con i propri consulenti tutti i contenuti del decreto e valuterà la linea da seguire solo dopo un’attenta valutazione. Delucidazioni sugli interventi verranno fornite per circolare alle farmacie associate una volta chiarito quadro ed effetti delle misure. (AS)

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