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Vaccini, Antitrust: concorrenza a sprazzi e poca trasparenza

26/05/2016 00:44:12
Il mercato mondiale dei vaccini è controllato da un oligopolio di quattro multinazionali, che detengono assieme oltre l’80% delle vendite complessive. Ne risulta un sistema dove la concorrenza si dispiega solo in parte e persiste invece una «forte carenza informativa» su costi e prezzi dei prodotti. Sono alcune delle criticità rilevate dall’Antitrust nella sua indagine conoscitiva sui mercati dei vaccini per uso umano, presentata ieri alla stampa dopo circa un anno di lavoro. Avviata per fare luce sulle dinamiche di un comparto che assorbe dal Ssn quasi 300 milioni di spesa (destinati a raddoppiare con l’approvazione del nuovo Piano per la prevenzione vaccinale, ricorda l’Antitrust), l’indagine disvela una serie di nodi che riconducono agli assetti complessivi del mercato internazionale e alle specificità di quello italiano.

Per cominciare l’Authority punta il dito sulle strategie commerciali dei produttori, che ostacolano lo sviluppo delle versioni generiche dei loro vaccini mediante coperture di brevetto «particolarmente complesse» o ricorrendo a operazioni di «product differentiation» che rendono più difficile la sostituibilità. Poi, continua l’Antitrust, ci sono pratiche come il «tiered pricing» o prezzo stratificato, che assieme agli accordi di riservatezza rendono più difficile per i centri di spesa «definire in maniera congrua i propri acquisti» mediante gara di fornitura.

Sarebbe invece interesse delle autorità sanitarie accrescere la concorrenza tra produttori. A conferma l’indagine cita il caso dei vaccini anti-papilloma e degli esavalenti (23 e 75 milioni di spesa Ssn rispettivamente), dove la concorrenza diretta tra Cervarix e Infanrix Hexa di Gsk e Gardasil e Hexyon di Sanofi-MerckSharpDohme ha comportato cali di prezzo «in misura sensibile». Lo stesso invece non è accaduto con i vaccini anti-pneumococcici (84 milioni di euro di spesa Ssn), dove il Prevenar13 di Pfizer è stato preferito dalle stazioni appaltanti «in quanto offre una copertura vaccinale per più ceppi sierotipici» rispetto al Synflorix di GlaxoSmithKline. «In assenza di decisioni ufficiali sull’eventuale equivalenza medica» osserva l’Antitrust «si è così assistito al perdurante monopolio di un prodotto che, pur a fronte di volumi di vendita crescenti e garantiti nei confronti del Ssn, ha aumentato negli anni i propri prezzi».

Definito il quadro, l’indagine dell’Antitrust propone anche alcune soluzioni, a partire dalla già avviata «riaggregazione della domanda pubblica intorno a un numero limitato di centrali di acquisto». A supporto, servono però una «più agevole disponibilità dei dati di aggiudicazione delle gare di appalto», in funzione di benchmarking, e l’adozione di posizioni chiare, trasparenti e indipendenti da parte delle autorità cliniche, in merito sia ai vaccini inclusi nei Piani nazionali di prevenzione e nel Lea, sia all’equivalenza medica tra prodotti vaccinali. Infine, per riequilibrare i rapporti tra offerta e domanda, i vaccini inclusi nei Piani nazionali potrebbero essere organizzati «in classi di rimborso che assoggettino i prezzi a una contrattazione preventiva con Aifa». (AS)

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