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Crea Sanità: da fine genericazioni insostenibilità dell'innovazione

30/10/2015 02:03:03
A causa dei ritardi che il nostro Paese frappone alla registrazione dei nuovi farmaci, in Italia manca dal mercato oltre il 30% dei farmaci approvati dall’Ema tra il 2009 e il 2014. E il consumo dei medicinali approvati dall’Ema risulta nello stesso periodo inferiore del 38,4% rispetto a Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. E’ la fotografia scattata dall'XI Rapporto del Crea, il Centro studi dell’università Tor Vergata di Roma. Presentato ieri alla stampa, lo studio dimostra che nel nostro Paese il problema dell’innovazione farmacologica non richiama sprechi o inappropriatezze, ma piuttosto rischi di razionamento: sebbene la disponibilità di farmaci in Italia rimanga ampia, i consumi in Italia rimangono significativamente minori che nei Paesi vicini, vuoi per la maggiore severità con cui si seleziona l’accesso agli innovativi, vuoi per la “prudenza”' prescrittiva dei medici o l’esiguità dei budget.

Secondo il Rapporto, così, la governance della spesa farmaceutica si è dimostrata sinora efficace perché ha assicurato la sostanziale invarianza di budget preventivi, compensando con i decrementi della spesa territoriale gli incrementi dell'ospedaliera spinti dall’innovazione. Ma la fine delle genericazioni e l'arrivo di nuovi farmaci ad alto costo renderanno sempre più difficile per il Ssn assicurare l'accesso ai nuovi farmaci senza rinunciare all'invarianza della spesa.

Il rischio, dunque, è che il crescente gap tra risorse necessarie e disponibili continui a essere colmato dalla spesa “out of pocket”, ossia quella delle famiglie. Che già oggi però sembrano in forte difficoltà: come spiega il Rapporto del Crea, infatti, nel 2012più di 2,7 milioni di italiani hanno rinunciato per motivi economici ad affrontare una spesa sanitaria, e nel 2014 si registra deciso aumento della spesa sanitaria privata (+14,5%). In prevalenza sono chiamate a rinunciare le famiglie delle fasce medio-basse, che spendono soprattutto per farmaci, visite ed esami diagnostici (80-90% delle spese socio-sanitarie out of pocket ). Se ne desume dunque che il Ssn ha preferito salvaguardare le fasce più disagiate lasciando però a se stesso il ceto medio in nome di un universalismo sempre meno equilibrato e sempre più selettivo.

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