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Ricerca Sifo, Garlatti: nel dibattito servono trasparenza e rigore

31/12/2015 08:18:11
Lo studio sui costi della distribuzione diretta e della dpc condotta dall’università di Ferrara per conto della Sifo non è commentabile fino a quando non sarà possibile valutare il lavoro che l’ha prodotto. E il dibattito su pro e contro della diretta fa un passo avanti soltanto quando, sulla base di osservazioni, si contribuisce a spiegare le cause strutturali dei differenziali di efficienza e di costo. Sono le riflessioni che arrivano da Andrea Garlatti, direttore del Centro ricerche sul welfare dell’Università di Udine, alla lettura dei dati diffusi nei giorni scorsi dalla Sifo per pubblicizzare lo studio ferrarese. Sul quale, in mancanza di una relazione dettagliata, continuano a pesare grossi interrogativi, soprattutto metodologici.

Professore, lei conosce bene le due indagini svolte per conto di Federfarma a Trieste e Arezzo e che hanno misurato in dettaglio i costi della diretta nelle due Asl cittadine. Come valuta i dati diffusi nei giorni scorsi dalla Sifo?
Si possono valutare i risultati di una ricerca se questa è conoscibile, diversamente il tema non è affrontabile. Da un punto di vista generale, non aiuta il dibattito scientifico la mera diffusione di dati puntuali, specie se essi sono orientati a trarre conclusioni che si vorrebbero generalizzare, senza accompagnarli da alcuna indicazione, nemmeno minimale, né di tipo metodologico né relativo, ai servizi che si sono studiati e alle caratteristiche del contesto.

In che senso?
Come è stato già dimostrato anche negli studi citati - da ultimo quello su Arezzo - i costi della distribuzione sono una variabile dipendente, influenzata - per definizione - da altre variabili, tipicamente le condizioni in cui viene erogato il servizio. Così, per esempio la distribuzione diretta è normalmente più conveniente quando si tratta di distribuire grandi quantitativi di medicinali ad utenti logisticamente concentrati, mentre la dpc è normalmente molto più performante in situazioni territorialmente distribuite.

Già, ma un assetto distributivo distante rispetto agli utenti dovrebbe comportare oneri considerevoli per gli stessi, costretti a lunghi viaggi per raggiungere quell’unica farmacia ospedaliera. Invece, lo studio della Sifo dice che la diretta costa meno della dpc anche per gli assistiti…
In effetti questo è un dato per me difficilmente comprensibile, almeno così come presentato. Ma è impossibile controargomentare, perché non vi è nel comunicato alcuna informazione sulla metodologia adottata per misurare i costi a carico del paziente, aspetti che certamente i ricercatori avranno sviluppato con grande cura. Incuriosisce anche quel riferimento alle attese negli ambulatori per avere le ricette: il percorso non dovrebbe essere lo stesso? 

Quindi?
Quindi, come ho detto, è per me impossibile valutare uno studio che non ho letto, né porta a grandi risultati almanaccare su informazioni troppo parziali e non motivate. Posso aggiungere che trovo preferibili le modalità divulgative adottate in passato da Federfarma, che presentando le sue analisi ha cercato sempre di accompagnare alla comunicazione dei risultati la descrizione del metodo e dei materiali utilizzati per ottenerli, se non altro per rispetto al lavoro di ricerca, che non sempre è facile, né leggero se condotto con scrupolo.

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