I servizi? Un rosario di approvazioni

22/07/2021 11:07:17
I servizi? Un rosario di approvazioni
di Maddalena Guiotto
 
«Le questioni urgenti delle nostre farmacie rurali sono quelle di tutte le farmacie rurali italiane». Così ci dice Alfredo Orlandi, segretario di Federfarma Abruzzo, presidente provinciale de L’Aquila, già presidente regionale Sunifar e titolare della farmacia di Civitella Roveto. «Nella nostra Regione – continua – su 500 farmacie 350 sono rurali, praticamente un 60-65 per cento del totale. Di queste, l’80 per cento è sussidiato».
 
La farmacia rurale è di riferimento nel territorio?
 
Assicuriamo un servizio che va ben oltre la dispensazione del farmaco. Non siamo solo il primo presidio sanitario: siamo di riferimento per tutta una serie di incombenze, visto che si stanno riducendo le presenze istituzionali. Dal punto di vista sanitario, in teoria dovrebbero esserci tre medici, ma il problema è che gestiscono sette Comuni e quindi la loro attività è solo in certe ore. L’unica presenza fissa è la farmacia. Si rivolgono qui per tutto e trovano comunque una risposta. Non ci sono i turni: mettere o non mettere il cartello di chiusura è lo stesso.
 
Qual è la sua clientela?
 
Il mio borgo ha 3.400 abitanti. In realtà il numero si raggiunge con le frazioni che sono, magari, più vicine ad altri paesi. Quindi, la mia sede conta su circa 1.800 abitanti. In questi piccoli centri, per una serie di motivi, anche lavorativi, risiede una popolazione anziana e di donne con bambini, con tutto quello che ne consegue come richiesta di attenzione.
 
L’indennità che ricevete è adeguata?
 
Se non sbaglio, è prevista da una legge del 1968 e, all’epoca, con l’importo previsto, si comperava una Fiat 600, una vettura. Lo Stato, a chi garantiva un presidio sanitario in zona rurale, regalava una macchina all’anno. Adesso, in alcune Regioni si arriva anche solo a 487 euro l’anno. Abruzzo e Molise hanno il sussidio più alto, ma è paragonabile allo stipendio di un insegnante di scuola media, con la differenza che noi non finiamo alle 14: garantiamo servizio h24. Io sono fortunato perché si è recentemente laureata mia figlia e adesso ogni tanto ci possiamo alternare. Certo, siamo ricchissimi di soddisfazioni professionali, ma siamo gli unici che non solo facciamo un mare di turni, visto che non possiamo alternarci come in città, ma eroghiamo anche una serie di altri servizi extra, sempre gratis.
 
Cos’è cambiato con la pandemia da Covid-19?
 
Siamo stati presi d’assalto con tante problematiche anche complesse, a cui non era sempre facile rispondere. Del resto siamo rimasti aperti noi e gli ospedali, ma quelli erano per il Covid. I medici sono spariti. Visitano al telefono. Le ricette che viaggiano nell’etere sono la regolarità, ma i pazienti cronici non sono curati come prima.
 
La telemedicina, che è iniziata con la pandemia, potrebbe facilitare la professione?
 
Se funzionasse internet sarebbe possibile avere la telemedicina. In alcune aree si viaggia a 7 mega sulla carta, nella pratica molto meno. Proprio in questi giorni con Federfarma L’Aquila abbiamo siglato un accordo con Tim per dotare tutte le farmacie della provincia di un apparato per avere una connessione che – sempre sulla carta – viaggia a 30 mega, quindi speriamo di essere almeno intorno ai 18-22.
 
La Dpc funziona?
 
Siamo in Dpc da tre anni: l’Abruzzo è stata l’ultima Regione ad adeguarsi. Abbiamo raggiunto un accordo soddisfacente.
 
È quindi già titolare di una farmacia dei servizi?
 
Da tempo, ma ci sono delle difficoltà nel riconoscimento di questi servizi, perché ogni cosa deve essere recepita a livello regionale, quindi con variabili a livello di ogni singola Asl. Siamo stati riconosciuti inoculatori, ma gli appalti fatti dalle Regioni per l’acquisto degli antinfluenzali erano per la classe medica. L’emendamento a firma Mandelli, che prevedeva l’autorizzazione definitiva come vaccinatori, è stato ritirato e con quello anche la possibilità di tutte le farmacie della Dpc per i farmaci in distribuzione diretta.  Abbiamo scoperto che possiamo essere vaccinatori, fare i tamponi e i sierologici. Anche qui dimostriamo, soprattutto nei piccoli centri, che possiamo offrire un servizio di prim’ordine proprio dove c’è più bisogno. Ma per il proseguo, le premesse non sono molto positive.

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