Un rurale

11/02/2021 09:17:04
Un rurale
di Maurizio Guerra

Dopo la seconda guerra mondiale, nella quale era stato ufficiale nel 51° fanteria “Cacciatori delle Alpi” e aveva combattuto sul fronte greco-albanese sostituendo la distrutta Alpini “Julia” e in Jugoslavia, tornando unico ufficiale vivo del suo battaglione mortai, fu comandante del cosiddetto “Allegro Campo P.G.” inteso come “Prigionieri di Guerra” ma, in realtà, Allegro campo Pietro Guerra a Bastardo (Pg). I suoi prigionieri sloveni, serbi e croati, infatti, potevano uscire, andar a lavorare nelle fattorie e nelle aziende di olio di oliva, ma anche a morose locali. Nel campo poi si facevano da mangiare da soli con quanto guadagnavano, oltre alle razioni che ovviamente l’Esercito italiano riservava loro, e vigeva una sola regola: la sera tutti presenti. Mai scappato uno.

Dopo l’8 settembre sfollato a Mezzano (Ra), fu responsabile chimico dello zuccherificio locale, cosa che lo salvò dalla deportazione in Germania. Nel 1948 poi riuscì a farsi assumere presso il Sanatorio dell’Ordine di Malta di Varese, grazie alla conoscenza con il Principe Belgioioso, trasferendosi a Milano, dove, pur abitando con i nonni, nasco io nello stesso anno.
 
L’arrivo nel veneziano
 
Nel 1954, dopo molti concorsi, vinse una farmacia a Corbolone, in provincia di Venezia, un paesino di 800 abitanti sulla riva del Canale Malgher, erroneamente chiamato Livenza. Abitavamo in affitto presso una famiglia anziana e gli spazi erano molto ristretti, la farmacia era una sola stanza di una ventina di mq dove io scoprii un grande barattolo di vetro trasparente con dentro le sanguisughe e un altro con il buonissimo citrato che, di nascosto, con i miei compagni rubavamo spesso per il suo sapore dolce frizzante e per fare sonori rumori con la bocca. Qui vedevo spesso papà preparare pomate sull’unica meraviglia di quella piccolissima farmacia: un banco organizzato della galenica, lo vedevo anche preparare tantissime pillole e cialdini e supposte con quegli appositi apparecchi che oggi si trovano dagli antiquariati, e anche boli per gli animali, ovviamente sciroppi, tinture e lavande, insomma praticamente tutto.
 
Battenti aperti, sempre
 
Dopo un anno acquistò un motorino Mosquito con il quale finalmente andava, non più in bicicletta, a portare a casa i farmaci, anche lontano chilometri, su strade di campagna e di notte e con il buio, che allora era ovunque in campagna. Quanto ai turni, non esistevano e tutte le domeniche e i giorni festivi la farmacia era aperta magari a chiamata nel pomeriggio e di notte a volte suonavano, non essendoci il medico in paese. Ricordo perfettamente che per anni non c’era giorno che papà non fosse presente in farmacia e quindi non veniva mai al cinema a San Stino di Livenza o al mare, dove andavo solo con mia mamma. Ogni anno mio papà scriveva pubblicazioni e partecipava a concorsi, gli unici momenti in cui scappava dalla farmacia erano quelli in cui andava a Padova o a Bologna a dare esami che preparava di notte e nei momenti in cui non aveva clienti, che ovviamente erano molto pochi. Non facemmo la fame, questo no, ma certo la nostra vita era molto ridotta all’essenziale.
 
Finalmente i turni
 
Finalmente nel 1964 vinse una farmacia a Olmi (Tv), 1500 abitanti, dove le cose cambiarono perché poteva fare i turni una settimana ciascuno con la farmacia del dott. Bellavitis di san Biagio di Callalta, in una primissima collaborazione tra colleghi. Con il tempo arrivarono a una domenica ogni quattro, un grandissimo successo suo e del presidente dell’Ordine di allora che era proprio il collega vicino. Allora i colleghi si trovavano a cena ogni tanto per parlare dei problemi comuni. Continuò a essere presente in farmacia, anche quando ero già arrivato io, a fare i turni notturni e ad andare a portare le medicine in motorino o più spesso in bicicletta. Conquistò in questo modo spontaneo il rispetto dei compaesani, che conosceva per nome e ai quali attaccava bottoni infiniti, chiedendo della famiglia, del lavoro e della salute di tutti, fino a poco prima di lasciarci per sempre.

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