Prescrizioni chiare e comprensibili, la richiesta di medici di famiglia e farmacisti

12/01/2018 09:15:20
Prescrizioni chiare e comprensibili sono "un diritto dei pazienti, ma anche una tutela per i medici prescrittori". E se i professionisti sono tenuti a spiegare in modo comprensibile, sia in forma scritta sia con le parole, diagnosi e terapie, "servono modelli organizzativi e informatici che facilitino il compito dei camici bianchi". La richiesta arriva dal vicepresidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli Odontoiatri (Fnomceo), Maurizio Scassola, intervistato dall'AdnKronos Salute sulle prescrizioni, spesso incomprensibili - soprattutto per l'uso di abbreviazioni e sigle - alle dimissioni da pronto soccorso e ospedali.

Un problema che di sovente riguarda anche i referti di analisi strumentali. "Non è accettabile - dice Scassola - che un paziente esca da un luogo di cura senza la necessaria chiarezza su come assumere la terapia. La prescrizione, infatti, è la parte finale di un percorso di comunicazione tra medico e paziente. E se questa parte è carente, salta l'efficacia stessa dell'intera cura e si innesca anche possibilità di errore medico. E' in gioco la sicurezza del paziente". E il problema tocca, non poco, anche le farmacie.

"E' una situazione frequente. In farmacia abbiamo molto spesso richieste di chiarimento per le prescrizioni dopo le dimissioni da pronto soccorso o da un ricovero", spiega sempre all'AdnKronos Salute Achille Gallina Toschi, presidente di Federfarma Emilia Romagna, che sottolinea come il problema riguardi tutti i pazienti. Non solo gli anziani, ma anche i giovani e le persone più istruite. "Insieme ai medici di famiglia - sottolinea - ci ritroviamo spesso a dover interpretare indicazioni siglate, abbreviate o molto sintetiche, consegnate al paziente rapidamente al momento dimissione. Inoltre abbiamo frequentemente richieste di spiegazioni sul modo d'uso dei farmaci prescritti, in particolare quelli da utilizzare con device (apparecchi) innovativi.

Le incomprensioni maggiori sono quelle sulle modalità di somministrazione”. Secondo Gallina Toschi la ricetta 'dematerializzata' - in realtà ancora non completamente diffusa in tutte le regioni nei servizi ospedalieri - oltre a far risparmiare, ha ridotto sicuramente il margine di errore per quanto riguarda l'identificazione dei farmaci, ma ci sono ancora ricette scritte a mano o con abbreviazioni che non aiutano il paziente a capire e a 'gestire' la sua cura.

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