Omeopatia, il caso di Ancona riaccende la diatriba tra pro e contro

30/05/2017 00:45:16
Lievita di giorno in giorno la diatriba tra sostenitori e avversari dell’omeopatia dopo il caso del bimbo di Ancora deceduto per un’otite mal curata. Ieri è scesa in campo la Fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze), che in una nota ha ricordato l’esito della revisione sistematica condotta nel 2015 dal National health medical research council australiano: «non esiste alcuna patologia in cui sia provata l'efficacia dell'omeopatia». Per la Fondazione, di conseguenza, la medicina dei simili «non dovrebbe essere utilizzata per trattare malattie croniche, severe o che potrebbero diventare tali. E le persone che scelgono l’omeopatia mettono a rischio la loro salute se rifiutano o ritardano terapie per le quali esistono adeguate evidenze di efficacia e sicurezza». Gli italiani, prosegue la nota, «devono sapere che i prodotti omeopatici presenti sul mercato non sono stati approvati da nessuna autorità regolatoria: finora, infatti, era sufficiente una semplice notifica al ministero della Salute». Per la Fondazione, di conseguenza, è «paradossale» che i prodotti omeopatici godano dei medesimi benefici di detraibilità concessi alle altre spese sanitarie: «ciò significa che un mercato dei prodotti omeopatici di 255 milioni di euro nel 2016 genera potenziali detrazioni per oltre 40 milioni, pagati di fatto dalla comunità».

Omeoimprese, l’associazione che riunisce i produttori del settore, esprime dal canto suo preoccupazione per il «clima da caccia alle streghe» e la «confusione strumentale» afferma il presidente, Giovanni Gorga «i nostri farmaci sottostanno alle regole dell'Agenzia italiana del farmaco come avviene per i generici, i radioterapici, gli emoderivati e qualunque altra classe farmaceutica. Se un intervento non riesce non è colpa del bisturi, bensì della mano del chirurgo che lo ha utilizzato». L'omeopatia, ricorda ancora Gorga «è utilizzata da 20mila medici italiani, laureati in medicina e iscritti ad appositi registri dopo aver frequentato Scuole di specializzazione accreditate, come previsto da una legge dello Stato del 2012». Secondo quanto disposto dalla legge di Stabilità 2015, infine, «dovremo presentare all'Aifa entro il 30 giugno la documentazione relativa ai singoli preparati per ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio, nel rispetto della normativa europea in vigore e a tutela e sicurezza dei pazienti».

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