Cannabis, dal Gimbe Position statement su benefici e rischi in letteratura

22/11/2017 09:20:36
Negli adulti con dolore cronico, le evidenze scientifiche su benefici e rischi potenziali della cannabis terapeutica sono ancora esigue. E’ la conclusione cui arriva la fondazione Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze) nel Position statement diffuso ieri e al termine di una meta-ricerca che ha incluso 13 revisioni sistematiche e 62 studi. «Limitate evidenze scientifiche» spiega in una nota il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta «dimostrano che i preparati a base di cannabis con contenuto standardizzato di THC-CBD possono alleviare il dolore neuropatico, ma nei pazienti con altri tipi di dolore le prove di efficacia sono insufficienti. La maggior parte degli studi, poi, sono di piccole dimensioni, spesso con rilevanti limiti metodologici. E non conosciamo gli effetti a lungo termine, perché la durata del follow-up è limitata».

Quanto ai rischi, continua la nota del Gimbe, nei pazienti con dolore cronico la cannabis è associata a potenziali eventi avversi a breve termine, sia frequenti e lievi (vertigini, senso di stordimento), sia rari e severi (paranoia, agitazione, tentato suicidio). Tuttavia, le evidenze più forti arrivano soprattutto da studi condotti nella popolazione generale: l’uso di cannabis è associato allo sviluppo di sintomi psicotici e di esacerbazioni di sintomi maniacali nel disturbo bipolare; l’intossicazione acuta aumenta il rischio di incidenti con veicoli a motore e l’utilizzo a lungo termine influenza negativamente le funzioni cognitive e si associa con una grave forma di vomito ciclico.

Nel febbraio scorso, ricorda ancora la Fondazione, il ministero della Salute ha emanato una circolare con le informazioni necessarie a medici e farmacisti per la preparazione e l’utilizzo della cannabis Fm2. Tra le indicazioni, «l’analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore resistente alle terapie convenzionali» e «l’analgesia nel dolore cronico, con particolare riferimento al dolore neurogeno, in cui il trattamento con antinfiammatori non steroidei o con farmaci cortisonici o oppioidi si sia rivelato inefficace». La circolare sottolinea inoltre che «la cannabis è un trattamento sintomatico di supporto a quelli standard, quando questi non hanno prodotto gli effetti desiderati o hanno provocato effetti secondari non tollerabili o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare effetti collaterali».

«Il dolore cronico» conclude Cartabellotta «è l’indicazione che, dal punto di vista epidemiologico, ha il maggiore impatto sulle necessità terapeutiche. I medici, dunque, saranno sempre più spesso chiamati a discutere di benefici e rischi della cannabis con i loro pazienti, che dovranno rilasciare il consenso informato scritto. Giusto ricordare, dunque, che le evidenze scientifiche sono estremamente frammentate», per non «alimentare aspettative irrealistiche nei pazienti» e «utilizzare al meglio il denaro pubblico».

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