Lenzi (Pd): respinte logiche commerciali, ora serve propositività

08/10/2015 00:22:18
Con il no alla deregulation dei farmaci con ricetta, Governo e maggioranza hanno scommesso su una farmacia collocata a pieno titolo nel servizio pubblico e che collabora con il Ssn nell’interesse della collettività. Ora però tocca alle stesse farmacie confermare tale vocazione con una progettualità che dia risposta ai bisogni della Sanità pubblica. E’ il messaggio che, all’indomani del voto con cui Montecitorio ha bocciato tutti gli emendamenti al ddl concorrenza riguardanti la fascia C, arriva dalla deputata Pd Donata Lenzi, da due legislature componente per i “dem” della commissione Affari sociali della Camera.

Onorevole Lenzi, nel dibattito in aula sull’articolo 32 lei è intervenuta per ricordare che la distribuzione del farmaco è altra cosa rispetto alle consuete attività commerciali. Lo possiamo considerare un principio ormai assodato per Pd e Governo?
L’orientamento che si è affermato ieri è quello che vede la farmacia saldamente integrata nel Servizio sanitario, con cui lavora per garantire ai cittadini un’assistenza capillare e continua. Purtroppo, come si è potuto vedere dal dibattito in aula, è stato difficile ragionare in tali termini con quelle forze politiche che invece considerano la farmacia un’attività d’impresa come le altre.

Lei ha anche fatto esplicito riferimento alla farmacia dei servizi…
La farmacia dei servizi è la progettualità da sviluppare e rafforzare proprio per smentire quegli ambienti che risolvono la dispensazione dei farmaci con ricetta in una logica soltanto commerciale.

Però i ritardi che si registrano nel rinnovo della convenzione, dove la farmacia dei servizi dovrebbe trovare la sua cornice…
Scusi se la interrompo, ma questo è proprio il ragionamento che le farmacie devono evitare se vogliono togliere argomenti ai sostenitori della deregulation.

In che senso? Che cosa dovrebbero allora fare i titolari?
Innanzitutto agevolare l’accelerazione del concorso straordinario, in modo che le nuove sedi vengano velocemente assegnate e il bacino delle parafarmacie si svuoti di quei giovani farmacisti che avevano aperto per assicurarsi un futuro nella professione.

E poi?
Quindi, abbandonare questa impostazione secondo la quale la farmacia dei servizi si fa soltanto se arrivano più soldi. Il tema da cavalcare, invece, è quello di una farmacia che sa farsi strumento di ottimizzazione della spesa, di appropriatezza e di risparmio.

Anche attraverso l’erogazione di servizi in regime privato?
Certamente. Vede, alla Camera siamo riusciti a far prevalere la visione della farmacia che riteniamo più giusta, ma non va dimenticato che una fetta dell’opinione pubblica rimane innamorata di un concetto di libertà d’iniziativa che fa il gioco della deregulation. Per togliere sostegno a tali orientamenti, la farmacia deve fare proposte.

Sta lanciando un messaggio anche in vista dell’esame del ddl in Senato? Oppure Governo e maggioranza lavoreranno per un passaggio veloce?
Guardi, non so proprio che cosa accadrà in Senato. Posso però dire che alla Camera il mio partito ha tenuto, abbiamo difeso la farmacia perché la riteniamo un pezzo importante del Ssn, che garantisce l’assistenza nei piccoli paesi, orari accessibili e rapida reperibilità del farmaco. Al contrario, l’esperienza di questi anni ha dimostrato che la parafarmacia non serve, che due canali di distribuzione non servono. (AS)

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