Da filiera e istituzioni patto di ferro contro “finti” distributori

13/09/2016 00:24:35
«I distributori all’ingrosso hanno l’obbligo di garantire in permanenza un assortimento di medicinali sufficiente a rispondere alle esigenze di un territorio geograficamente determinato e di provvedere alla consegna delle forniture richieste in tempi brevissimi». E’ uno dei passaggi chiave del protocollo sulle carenze sottoscritto giovedì scorso all’Aifa dalle principali organizzazioni della filiera (Federfarma, Farmindustria, Assogenerici, Adf, Federfarma Servizi, Asso-Ram), dal ministero della Salute, dalle Regioni Lazio e Lombardia e dalla stessa Agenzia del farmaco. Obiettivo, cementare il consenso di tutti i firmatari su una lettura univoca delle norme che regolano la distribuzione farmaceutica, in modo da staccare l’ossigeno a quegli operatori che finora hanno approfittato di zone d’ombra e interpretazioni audaci della legge.

Allo scopo, il protocollo passa in rassegna i paletti invalicabili che le aziende distributrici devono rispettare. A partire dalle dotazioni minime imposte dal D.lgs 219/2006 ai magazzini dei grossisti “full line”: il 90% almeno dei farmaci provvisti di Aic e tutti gli stupefacenti della Tabella 2, per i quali è indispensabile fornirsi di un’autorizzazione aggiuntiva rilasciata dal ministero della Salute.

Tali requisiti, indica a chiare lettere il protocollo, devono essere rispettati anche dai titolari di farmacia (o dalle società di farmacisti) che hanno richiesto e ottenuto l’autorizzazione regionale per effettuare distribuzione farmaceutica all’ingrosso. E «non possono essere quelli già in possesso» della farmacia. In altri termini, l’attività di distributore deve appoggiarsi a «locali, installazioni e attrezzature» diverse da quelle dell’esercizio farmaceutico. Dunque niente “scorciatoie”, come quella di condividere tra più distributori «locali, personale e dotazioni minime»; neanche il responsabile può essere messo in “multiproprietà”, così come non è tollerabile che a ricoprire l’incarico siano il titolare o il direttore della farmacia. In sostanza, tra l’attività del grossista e quella della farmacia va mantenuta una linea di demarcazione estremamente netta: «I medicinali acquistati in quanto distributore all’ingrosso devono essere stoccati nei magazzini indicati dall’autorizzazione regionale» e non possono «essere venduti al pubblico».

Come ribadisce a più riprese il protocollo, i principi enunciati non sono altro che un’interpretazione lineare di quanto disposto dalla 219/2006. Principi che i firmatari, con la sottoscrizione del documento, fanno propri e si impegnano a rispettare, su due distinti livelli: al loro interno, cioè nei confronti dei loro associati, e anche all’esterno, ossia nei rapporti con istituzioni e resto della filiera. Non a caso, nel comunicato diffuso ieri per annunciare la stipula dell’intesa, l’Aifa ricorda che il protocollo servirà alla «realizzazione di iniziative condivise per risolvere il problema delle carenze sul territorio nazionale». E rendere la vita sempre più difficile ai “finti” distributori che antepongono il proprio lucro (da export parallelo) all’interesse dei pazienti. (AS)

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