Concorrenza, Cossolo a commissioni: rivedere tetto catene e proprietà

22/06/2017 00:04:17
Il tetto regionale del 20% con cui il ddl concorrenza cerca di evitare che le catene di farmacie appartenenti al capitale dominino il mercato appare «insufficiente» rispetto all’obiettivo e andrebbe ridotto. Così come sarebbe opportuno aggiungere al testo una disposizione che imponesse la presenza dei farmacisti nella compagine delle società proprietarie. E’ quanto auspica il presidente nazionale di Federfarma, Marco Cossolo, in una lettera inviata ieri ai presidenti e ai componenti delle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera, attualmente impegnati nell’esame del disegno di legge. I titolari, scrive Cossolo, sono preoccupati per «l’impatto estremamente rilevante» che l’ingresso del capitale eserciterà sull’attività delle farmacie: la proprietà, in sostanza, potrà finire nelle mani di soggetti estranei alla professione e sensibili soltanto alle logiche economiche; i farmacisti che lavoreranno in queste farmacie, dal canto loro, «opereranno esclusivamente in qualità di dipendenti» e saranno «subordinati alle direttive commerciali» del capitale.

Consapevole di ciò e del rischio che le catene possano assumere una posizione dominante e condizionare il mercato, continua la lettera, il Senato aveva introdotto «un limite del 20% del numero di farmacie che, a livello regionale, possono essere di proprietà di un unico soggetto». Tale disposizione nasceva indubbiamente da un «intento apprezzabile», ma «il limite appare insufficiente a evitare l’insorgere di posizioni dominanti». Accadesse, ne verrebbe penalizzata la libertà di scelta del cittadino: la concorrenza reciproca tra esercizi appartenenti a farmacisti diversi assicura un’ampia offerta di farmaci, lo stesso non accade quando poche catene si spartiscono il mercato perché le insegne tendono privilegiare i farmaci più redditizi.

Di qui la richiesta che le Commissioni, «qualora esistano ancora spazi per introdurre modifiche al ddl», riducano «il limite percentuale del 20% in modo da rendere meno dirompente l’impatto delle catene commerciali sul territorio». Sempre per tutelare cittadini e mercato, poi, potrebbero essere valutata anche l’opportunità di inserire nel testo «l’obbligo della presenza di una percentuale di farmacisti all’interno della compagine sociale delle società di capitale, in modo da assicurare, in analogia a quanto previsto per gli avvocati, una presenza di professionisti che possa costituire una garanzia sul fronte del rispetto della deontologia professionale e dell’interesse pubblico». Se invece, conclude la lettera, non fosse possibile «approfondire tali tematiche in questa fase», sarebbe comunque «fondamentale che, una volta entrato in vigore il ddl, il Parlamento svolgesse una funzione di controllo sull’attuazione delle misure previste in materia di titolarità delle farmacie, in modo da verificarne l’impatto sul territorio e prevedere, se necessario, gli opportuni correttivi».

Intanto alla Camera sono ore decisive per il ddl, i cui destini rimangono agganciati al pugno di emendamenti (sul tacito rinnovo delle polizze assicurative, sulle aste per l'energia elettrica, sul telemarketing e sulle società odontoiatriche) che Finanze e Attività produttive avevano accantonato martedì. Fossero approvati oggi, il testo dovrebbe tornare al Senato per la quarta lettura e l’iter diventerebbe più aleatorio che mai. Non a caso, ieri il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonio Gentile, aveva chiesto a nome del Governo il ritiro delle proposte accantonate, rimettendosi però alla volontà delle due commissioni. Si dovrebbe decidere oggi, quando verrà votato l’ultimo “mazzo” di emendamenti al ddl (ieri ne erano stati bocciati più di un centinaio). Per agevolare i lavori, alla seduta già fissata per il pomeriggio potrebbe aggiungersene un’altra nel mattino. (AS)

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