Ecco i neuroni che spengono la fame, rispondono a certi cibi

28/09/2017 14:27:57
Scoperti i neuroni che controllano in maniera diretta l'appetito: si chiamano "taniciti" e producono senso di sazietà quando avvertono la presenza di specifiche molecole (gli amminoacidi), in particolare due di esse (arginina e lisina) presenti soprattutto in certi cibi. La scoperta, frutto del lavoro di scienziati dell'università di Warwick, è stata pubblicata sulla rivista Molecular Metabolism e potrebbe avere una duplice ricaduta nella lotta al sovrappeso. In primo luogo, infatti, suggerisce che, prediligendo cibi che sono ricchi di "arginina" e "lisina" (ad esempio merluzzo, albicocche, avocado, mandorle, lenticchie etc), si possa favorire più rapidamente il senso di sazietà (e quindi in futuro diete specifiche potrebbero essere sviluppate sulla base di questa conoscenza). In secondo luogo si potrebbe trovare un giorno la maniera di attivare dall'esterno con farmaci ad hoc gli interruttori di sazietà presenti sui taniciti e quindi fermare la fame direttamente agendo su di essi. I taniciti sono un gruppo di neuroni presenti nell'ipotalamo, una regione del cervello già nota agli scienziati per essere implicata nel controllo del peso, del metabolismo e dell'appetito. Gli esperti hanno scoperto che sulla superficie dei taniciti vi sono dei recettori specifici per gli amminoacidi, che non sono altro che i mattoncini di base delle proteine. Si tratta degli stessi recettori presenti sulla lingua, nelle papille gustative, per sentire il gusto "umami", che è appunto il sapore caratteristico associato agli amminoacidi. Lavorando su taniciti resi fluorescenti per renderli visibili al microscopio, gli esperti hanno scoperto che, non appena sentono la presenza degli amminoacidi, in particolare arginina e lisina, i taniciti si attivano rilasciando un messaggio di sazietà all'ipotalamo. La scoperta suggerisce che prediligendo cibi ricchi di arginina e lisina l'appetito si possa spegnere più rapidamente. Inoltre un giorno i taniciti potrebbero divenire i diretti bersagli di nuove terapie "spezza-fame”. (ANSA)

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