Manovra, sì a emendamento su maggioranza di farmacisti in società di capitale. Plauso di Federfarma

06/12/2018 09:47:26
Approvato dalla Commissione Bilancio della Camera il subemendamento al Ddl Bilancio che stabilisce che le società che gestiscono farmacie devono essere costituite con almeno il 51% di soci farmacisti iscritti all’albo.

L’emendamento, presentato dal deputato M5S Giorgio Trizzino, cofirmato dal deputato di Fratelli d’Italia Marcello Gemmato e poi sottoscritto anche da altri deputati dei gruppi M5S e FdI, stabilisce che per le società di capitali "i soci, rappresentanti almeno il 51 per cento del capitale sociale e dei diritti di voto, devono essere farmacisti iscritti all'albo". Il venir meno di tale condizione "costituisce causa di scioglimento della società, salvo che la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci farmacisti professionisti nel termine perentorio di sei mesi. In caso d'intervenuto scioglimento della società, l'Autorità competente revoca l'autorizzazione all'esercizio di ogni farmacia di cui la società sia titolare".

Le società già costituite alla data di entrata in vigore della legge di bilancio, precisa ancora l'emendamento, "sono tenute ad adeguarsi entro e non oltre 36 mesi dall'entrata in vigore della medesima legge". Ora il testo approda in aula alla Camera, con votazione che dovrebbe avvenire entro la fine della settimana.

“Apprendo con soddisfazione l’approvazione dell’emendamento firmato dagli onorevoli Giorgio Trizzino (M5S) e Marcello Gemmato (FdI)”, afferma il presidente di Federfarma, Marco Cossolo.
“Appena eletto presidente avevo rappresentato, in una lettera indirizzata al precedente Governo, la necessità di
garantire ai farmacisti la maggioranza nelle società di capitali. E’ questo infatti l’unico modo per far sì che il contributo professionale prevalga rispetto agli interessi economici. Non per niente analogo vincolo vige per altre categorie professionali, come avvocati e commercialisti, anche in proporzioni più solide. Per non interferire in alcun modo nello svolgimento del dibattito parlamentare, mi sono astenuto dal rispondere ieri quando alcuni soggetti interessati alle catene di farmacie hanno sostenuto che la misura metterebbe a rischio 1.500 posti di lavoro. Tale allarme è strumentale: non mi risulta che esista alcun principio economico per il quale trasferendo parte della proprietà di una azienda si perdano occupati.  Sono convinto che tutti i posti di lavoro oggi assicurati dalle farmacie private (quasi 80mila e in crescita dal 2012, fonte Bilancio sociale dell’Utifar 2018) saranno mantenuti. Dall’analisi dei dati disponibili presso gli Ordini dei farmacisti (ai quali, per legge, va comunicata ogni variazione di proprietà) risulta che il trasferimento della proprietà della farmacia, in tutto o in parte, al capitale è avvenuto in modo residuale e solo da parte di colleghi in situazioni economiche insostenibili. Forse allora è il momento di porsi il problema se i tagli fatti in questi anni non siano stati eccessivi e se non abbiano minato la sostenibilità di un servizio essenziale per i cittadini. Occorre ora che tale emendamento sia confermato e convertito in legge come la categoria si augura. La misura garantisce, infatti, un peso determinante della professionalità del farmacista nelle scelte aziendali a tutela dei cittadini che accedono al servizio farmaceutico”.

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