Biosimilari, al congresso Sif presentati i dati sull’utilizzo. Il mercato stenta a decollare

25/11/2019 09:10:28
Un mercato che stenta a decollare a livello europeo (l’Italia risulta agli ultimi posti) e che porta alla luce un problema che va avanti da tempo: il sottotrattamento che ancora coinvolge numerosi malati nel Vecchio Continente, che si traduce in un aggravio di spesa per il SSN. Si parla dei biosimilari che, dal momento della loro introduzione, hanno determinato un impatto variabile sui mercati grazie alle decise riduzioni di prezzo, infatti, l’avvento delle prime tre classi di biosimilari - ormone della crescita, epoetina e filgrastim - ha generalmente  aumentato l'accesso ai trattamenti e lo stesso sta accadendo - anche se più lentamente -  con i biosimilari degli anti TNF e degli oncologici, tuttavia nei Paesi a scarso accesso il fenomeno si protrae per quasi uno o 2 anni dopo il lancio del primo biosimilare. Questi alcuni degli argomenti trattati durante il 39° Congresso nazionale della Società italiana di farmacologia, SIF, con il supporto non condizionato dall’Italian Biosimilars Group.

Punto di partenza lo studio - accettato al 56°Convegno della Società Italiana di Reumatologia (SIR) - realizzato dalla società di ricerca specializzata CliCon – Health, Economics & Outcome Research in collaborazione con il Dipartimento di Reumatologia dell’Istituto Gaetano Pini di Milano, analizzando i dati dei pazienti affetti da artrite reumatoide afferenti ad un campione di Asl afferenti a Lombardia, Veneto e Puglia. 
A monitorare le ricadute dello scenario che vede uno scarso utilizzo dei biosimilari, la società di consulenza internazionale nel settore sanitario e farmaceutico IQVIA, che a fine ottobre ha presentato a Bruxelles il Libro bianco “The Impact of Biosimilar Competition in Europe”, realizzato su richiesta della commissione Ue, con il supporto di EFPIA, Medicines for Europe e EuropaBio per la definizione degli indicatori chiave. L’analisi economica di IQVIA evidenzia che in Europa una concorrenza biosimilare pienamente sfruttata determinerebbe una riduzione dei costi complessivi fino all’8% compensando e superando il costo delle nuove terapie innovative con ingresso sul mercato a partire dal 2019. A dimostrarlo i trend di penetrazione sul mercato di molecole importanti come adalimumab, la cui versione biosimilare è entrata in commercio nel 2018 e arrivata a quotare il 30% del mercato di riferimento nei primi 7 mesi dal lancio.

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