Boom importazione farmaci Covid-19, Tobia: “Cattiva informazione causa effetti negativi su salute pubblica”

04/08/2020 11:19:21
Il coronavirus, oltre a causare numerosi danni in termini di vite umane e di costi, ha procurato anche un’impennata di importazioni di farmaci promossi come trattamenti per il Covid-19, la cui efficacia non è provata e possono, invece, causare gravi effetti collaterali. A dare l’allarme sono le autorità australiane perché l'Australian Border Force, parte del Dipartimento affari interni, ha registrato un netto aumento nell'importazione sia della medicina erboristica cinese, efedra, sia di idrossiclorochina, un farmaco contro la malaria e le condizioni di autoimmunità, promosso fra gli altri dal presidente Usa Donald Trump. I rischi di determinati meccanismi sono denunciati anche dal segretario di Federfarma, Roberto Tobia, che a Filodiretto spiega: “La cattiva informazione sull'utilizzo o sulle proprietà di alcuni farmaci, come già successo con le dichiarazioni del presidente Jair Bolsonaro in Brasile o del presidente Donald Trump negli Stati Uniti, può causare una pandemia informativa che causa effetti negativi sulla salute pubblica. E quello che è successo in Australia, ci dà la conferma di tutto ciò”.
 
Tobia, però, osserva che “l'aumento delle importazioni dei farmaci che avrebbero un effetto benefico sulla terapia presunta per il Covid-19, come l’idrossiclorochina, è un fenomeno  che, sicuramente, nel nostro Paese non sarebbe mai potuta avvenire”. Le motivazioni sono due: “Sia perché i farmaci vengono regolarmente prescritti dal medico e dispensati in farmacia – precisa Tobia -  sia per il ruolo fondamentale che il farmacista svolge nell'ambito del controllo sul corretto uso dei farmaci in Italia”. Il coinvolgimento delle farmacie risulta, quindi, centrale grazie al loro contributo nella farmacovigilanza e nell’aderenza alle terapie. Basti pensare che oggi l’aderenza alla terapia nei malati cronici si aggira tra il 40 e il 50% (cioè i malati assumono meno della metà dei farmaci prescritti dal medico). Su questo fronte la farmacia può svolgere un ruolo di rilievo. Lo studio I-MUR, infatti, ha dimostrato che un intervento del farmacista, basato su un colloquio iniziale per accertarsi che il paziente abbia compreso quali e quanti farmaci il paziente debba assumere e con quali tempi, seguito da ulteriori momenti di verifica, migliora l’aderenza di almeno il 30%.
 Anna Capasso

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