Lo scorso 6 gennaio il presidente PGEU e le altre Associazioni attive all’interno della Coalizione europea per la vaccinazione, il CPME (medici) e l’EFN (infermieri), hanno incontrato il direttore generale della DG SANTE della Commissione UE, Sandra Gallina, per discutere sia della strategia di comunicazione sulla vaccinazione covid-19 che del futuro certificato europeo per coloro che sono stati già immunizzati contro il virus.
Per quanto riguarda il certificato di vaccinazione, la Commissione ha informato che, insieme agli Stati membri e all'OMS, sta lavorando su uno standard minimo che permetta l'identificazione unica e verificabile dei cittadini che hanno ricevuto un vaccino. Questo lavoro comprende un set minimo di dati per ogni singola vaccinazione che faciliterà l'emissione di certificati e il monitoraggio delle vaccinazioni su base europea.
La registrazione dei dati sulle vaccinazioni è importante sia a livello individuale che di popolazione. I certificati di vaccinazione potrebbero essere utili nel contesto di un viaggio, poiché dimostrando che una persona è stata vaccinata non vi sarebbe bisogno di test e quarantena all'arrivo in un altro paese.
Gli attivisti per l'accesso e la trasparenza, i gruppi per le libertà civili e una parte del mondo accademico sono però contro questo progetto. Le vaccinazioni sono state lente in molti Paesi europei e sarebbe "immorale" richiedere il passaporto del vaccino se la vaccinazione non fosse disponibile, ha scritto l'Observatoire de la transparence dans les politiques du médicament (OTMeds): “Cercare di incoraggiare le persone a farsi vaccinare limitando i viaggi si ritorcerà contro di loro. Invece, messaggi chiari sulla loro sicurezza convinceranno le persone a farsi vaccinare.” Esacerberà le disuguaglianze. "Questo tipo di idee potrebbe portare alla creazione di una società a due livelli", ha scritto Linda Ravo dell'Unione per le Libertà Civili per l'Europa (Liberties), avvertendo che chi non ce l'ha "finirà per essere ostracizzato e tagliato fuori dalla vita sociale". Infine, sottolinea il giornalista Vincent Manancourt, tale certificato è un incubo per la privacy dei dati.
Su questo, anche i Paesi UE si dividono, tra chi vuole una distinzione tra la prova della vaccinazione medica ed un vero e proprio passaporto, poiché ci sono ancora dubbi sul fatto che i vaccini impediscano la trasmissione del virus, e chi sostiene che tale certificato consentirebbe il più alto livello possibile di libera circolazione mantenendo la necessaria sicurezza.
La Commissione ha inoltre offerto il suo supporto per le attività di comunicazione agli operatori sanitari sulla vaccinazione COVID-19. I vaccini hanno salvato centinaia di migliaia di vite in tutto il mondo. Tuttavia, negli ultimi anni, i ritardi e i rifiuti di vaccinazione hanno contribuito al calo dei tassi di immunizzazione in diversi paesi dell'UE e la situazione è diventata talmente grave che nel 2019 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito la "titubanza del vaccino" tra le prime dieci minacce per la salute globale.
Mentre la titubanza del vaccino non è un fenomeno nuovo, le tecnologie emergenti e le piattaforme dei social media stanno rendendo più veloce e più facile diffondere la disinformazione e seminare dubbi. Gli studi dimostrano che questi falsi messaggi sono spesso apprezzati e condivisi più dei messaggi accurati e che le falsità che circondano le vaccinazioni si diffondono più velocemente delle affermazioni vere. Gli operatori sanitari sono pertanto chiamati a svolgere un ruolo chiave nel fornire informazioni accurate sui vaccini e nel contrastare le fake news, sia nelle interazioni quotidiane con i pazienti sia attraverso la loro attività sui social media. (EP)