Fascia C, dal Tar Puglia altra sentenza favorevole alle farmacie

03/02/2014 21:55:11
La liberalizzazione della fascia C comporterebbe per le farmacie «una diminuzione significativa del loro reddito, con il rischio di chiusura degli esercizi situati nelle zone più svantaggiate del territorio». Allo stesso tempo, «nelle zone più redditizie del paese si assisterebbe al proliferare delle parafarmacie, a scapito dell’adeguatezza del servizio rispetto alle reali necessità della popolazione» e della sua «omogenea distribuzione sull’intero territorio nazionale». Sono alcune delle considerazioni con cui il Tar Puglia, sezione di Lecce, ha respinto l’ennesimo ricorso di un titolare di parafarmacia contro i provvedimenti di ministero della Salute e Asl che gli negavano l’autorizzazione a distribuire etici non rimborsati.
La sentenza dei giudici amministrativi, numero 278 del 31 gennaio, non fa però notizia soltanto perché dà ancora ragione alle farmacie nella difesa dell’esclusiva sui farmaci con ricetta. E’ anche la prima in cui un Tribunale italiano cita la decisione espressa a dicembre dalla Corte di giustizia europea, sempre in materia di fascia C (e sempre favorevole ai titolari di farmacia): la Pianta organica, scrive infatti il Tar, «è volta ad assicurare ai cittadini la continuità territoriale e temporale del servizio e ai titolari un determinato bacino d’utenza» e non è in contrasto con «la normativa comunitaria e il principio di libertà di stabilimento», perché mira ad «assicurare alla popolazione un rifornimento di medicinali sicuro e di qualità», proprio come aveva detto la Corte Ue. Stesso discorso per la legittimità costituzionale di norme che limitano la libertà di professione: in quella di farmacista, ricorda il Tar, «il bene costituzionalmente protetto che il legislatore mira a tutelare è quello della salute pubblica, rispetto al quale ben si giustifica l’introduzione di ulteriori vincoli di carattere organizzativo che tendano all’ottimale distribuzione ed erogazione del servizio».
Ma c’è di più: nel ricordare la «ragionevolezza» del legislatore nel dettare le norme che regolano la Pianta organica delle farmacie, i giudici pugliesi lanciano una frecciata ai colleghi del Tar Calabria, che nel maggio 2012 si erano rimessi al giudizio della Corte costituzionale su un caso analogo all’attuale. Nelle considerazioni con cui il Tribunale aveva girato la questione alla Consulta, scrivono i magistrati leccesi, non si è tenuto conto «degli effetti distorsivi che la vendita nelle parafarmacie dei medicinali di fascia C determinerebbe sul mercato, con serie ripercussioni sull’adeguatezza e la qualità del servizio farmaceutico».
Sulla causa calabrese la Corte costituzionale deve ancora esprimersi. (AS)

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