Farmacia dei servizi, col riparto 2013 si comincia a fare sul serio

25/02/2014 06:44:09
Su farmacia dei servizi e aggregazioni complesse della mg arriva una dotazione di 250 milioni di euro. A metterli sul tavolo è il riparto delle risorse vincolate agli obiettivi prioritari di valenza nazionale, concordato da Stato e Regioni nell’ambito dell’intesa di giovedì scorso sulla suddivisione del Fondo sanitario 2013. In sostanza, l’accordo individua 20 «linee progettuali», per ognuna delle quali vengono fissati alcuni obiettivi di programma e le risorse necessarie a raggiungerli, da prelevare da una dotazione che complessivamente ammonta a 1,4 miliardi di euro.
Il primo di tali “cantieri” programmatici è la riorganizzazione del territorio, da imperniare sul riassetto delle Cure primarie e – appunto – sullo sviluppo della farmacia dei servizi. Sulla base di linee guida che il documento sul riparto approvato dalla Conferenza Stato-Regioni detta sinteticamente: per quanto concerne la mg, andrà accelerato «il percorso di attivazione delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e delle Unità complesse di cure primarie (Uccp), nell’ottica di una più stretta complementarità con le strutture ospedaliere, i distretti e le organizzazioni socio-assistenziali»; si dovrà puntare «all’integrazione del sistema di emergenza territoriale (il 118) con il servizio di continuità assistenziale (le guardie mediche)»; sarà costruito «un sistema informatico che metta in contatto mmg e pediatri di libera scelta con le strutture territoriali e ospedaliere, per consentire l’accesso ai servizi 365 giorno all’anno 24 ore al giorno». Poi ci sono le farmacie: con loro, recita il documento, andranno «riconsiderati i rapporti» in virtù della loro «capillarità», che permetterebbe l’erogazione «sul territorio di servizi sanitari di prima assistenza e orientamento del cittadino verso gli altri presidi sanitari».
E’, appunto, il ritratto della farmacia dei servizi, alla quale la relazione della Stato-Regioni dedica un intero paragrafo: le farmacie pubbliche e private, si legge, «potranno partecipare» al processo di riorganizzazione ospedale-territorio nel nuovo ruolo di «centri polifunzionali servizi», tra i quali ci saranno «la partecipazione all’Assistenza domiciliare integrata», la «dispensazione e consegna domiciliare» di farmaci e dispositivi, il monitoraggio dei consumi di farmaci e dell’aderenza alle terapie e le «campagne di prevenzione delle principali patologie a forte impatto sociale». Non solo: «all’interno delle reti assistenziali integrate» da costruire attorno a «percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali per il paziente cronico», la farmacia dei servizi «potrà partecipare al monitoraggio dello stato di salute della popolazione, nonché dell’efficacia e dell’efficienza del sistema sanitario». Perché tutto ciò accada, avverte tuttavia il documento, sarà necessario che medico specialista, mmg, infermiere e farmacista «possano comunicare e interagire tra loro con sistemi che garantiscano la continuità delle cure, portando al domicilio del paziente cronico determinati servizi e, con il tele-monitoraggio, verificare l’evoluzione della patologia».
Questo il menù, per il quale ci sono sul tavolo 250 milioni di euro. La cui destinazione è finanziare i progetti che le Regioni metteranno in campo per dare attuazione alle linee d’indirizzo appena elencate. E’ la prima volta che la farmacia dei servizi entra a pieno titolo in un documento progettuale del Ssn e soprattutto accede a stanziamenti distinti dalla farmaceutica vera e propria. Insomma, si comincia a fare sul serio. (AS)

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