Fascia C, Corte Ue richiamata inutilmente in causa da Tar Catania

26/07/2014 07:52:00
Al Tar Catania non bastano le argomentazioni con cui a dicembre la Corte di giustizia europea aveva sancito la legittimità delle norme italiane che riservano alle farmacie la vendita degli etici non rimborsati. Quella sentenza, come si ricorderà, faceva riferimento a una doppia richiesta di pronuncia pregiudiziale sollevata più di un anno prima dal Tar Lombardia, ma prima che la Corte Ue si esprimesse anche i giudici amministrativi del Tribunale di Catania avevano inviato una questione pregiudiziale (sempre sull’onda di un ricorso presentato da una parafarmacia cui era stata rifiutata l’autorizzazione a vendere farmaci di fascia C). Non a caso, nel dispositivo che dava ragione alle farmacie italiane i magistrati europei invitavano il Tar catanese a valutare se le motivazioni addotte rappresentassero risposte adeguate anche alla loro interpellanza. Il 10 luglio (ma l’ordinanza è stata depositata soltanto l’altro ieri) i giudici siciliani hanno invece confermato il quesito, chiedendo di fatto alla Corte Ue di esprimersi una seconda volta. Occhio alle date perché sono importanti: la decisione del Tribunale catanese, infatti, precede di otto giorni la pubblicazione della sentenza con cui la Consulta – a sua volta chiamata in causa dal Tar Calabria – aveva respinto ogni dubbio di legittimità costituzionale sulle norme che riservano alle farmacie la distribuzione della fascia C. «Non c’è alcuna irragionevolezza nel prevedere che per determinati medicinali permanga l’obbligo della prescrizione medica e, di conseguenza, il divieto di vendita nelle parafarmacie» è la riflessione-chiave «perché è indubbio che fra i due esercizi permangono una serie di significative differenze».
Se il Tar Catania avesse letto il dispositivo della Consulta prima di optare per la conferma del quesito davanti alla Corte Ue, forse la piega degli eventi sarebbe stata diversa. Anche se, a dirla tutta, pure la sentenza dei giudici europei del 5 dicembre scorso è chiarissima nei contenuti: un’eventuale liberalizzazione della fascia C, era il ragionamento, «potrebbe causare non soltanto una diminuzione della qualità del servizio», ma anche «la chiusura definitiva» di alcuni presidi, da cui «una penuria di farmacie in determinate parti del territorio e, pertanto, un approvvigionamento inadeguato di medicinali quanto a sicurezza e qualità». La deregulation degli etici non rimborsati, in sostanza, «avrebbe ripercussioni negative sull’effettività dell’intero sistema di pianificazione delle farmacie e quindi sulla sua stabilità». In altri termini, l’esclusiva sull’etico non rimborsato è funzionale «all’obiettivo di assicurare un rifornimento di medicinali alla popolazione sicuro e di qualità» e il fatto che la liberalizzazione riguarderebbe soltanto farmaci pagati interamente dal cittadino «non può ridurre la portata di un rischio simile». Si fa fatica a capire perché il Tar Catania ritenga insufficienti le motivazioni della Corte. E quasi certamente faranno fatica a capirlo anche i giudici del Lussemburgo: altrimenti, non avrebbero chiesto al Tribunale siciliano se la sentenza di dicembre gli bastasse. (AS)

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