Edicola

22/03/2017

Vaccinare salva l’umanità

Il Foglio, 22/03/2017
Roberto Burioni
“Chi pretende di essere libero di decidere se vaccinare o meno i propri figli chiede in realtà l'autorizzazione per potere compiere scelte che oggettivamente danneggiano tutta la società e mettono a rischio altre persone. Insomma, è come chiedere la ‘libertà di scegliere’ se guidare ubriachi o sobri”. Lo afferma l’immunologo Roberto Burioni, che spiega: “il pericolo derivante dalla circolazione dei virus è altissimo per i più deboli e per i più sfortunati, come i neonati troppo piccoli per vaccinarsi, i bambini che hanno un sistema immune indebolito da una malattia, gli adulti che a causa di una terapia immunosoppressiva hanno perso la protezione e anche per persone sanissime che hanno avuto la sfortuna di non essere immunizzati a seguito della vaccinazione, visto che nessun vaccino tra quelli disponibili è efficace al 100 per cento”.
22/03/2017

Se l’Alzheimer è ancora incurabile, la ricetta è rallentarlo nella palestra per corpo&mente

La Stampa Tutto Scienze, 22/03/2017
Lamberto Maffei
Ridurre la progressione verso la demenza per ritardare l'esordio conclamato dell’Alzheimer. Questo l’obiettivo della sperimentazione condotta dal Consortium Train the Brain (composto da circa 40 persone appartenenti alla comunità medico-scientifico di Pisa). L'idea di base è che l'anziano ha una progressiva diminuzione di interessi, di attività fisica e cognitiva, di relazioni sociali: tutti stimoli necessari al mantenimento del funzionamento cerebrale. Il tentativo terapeutico è stato quindi di ripristinare livelli adeguati di stimoli cognitivi, motori ed emotivi. La ricerca è durata quasi 4 anni e i soggetti coinvolti hanno partecipato, suddivisi in gruppi, ad un programma di esercizi fisici e cognitivi della durata di 7 mesi. I risultati sono stati positivi: gli stimoli ambientali hanno migliorato lo stato cognitivo, con effetti riscontrabili anche a livello dei parametri di funzionalità cerebrale valutati con le tecniche di imaging.
22/03/2017

Capacità di rientrare in gioco e più ricorso al part time. Così hanno resistito alla crisi

Corriere della Sera, 22/03/2017
Dario Di Vico
Una recente rilevazione Istat indica che in 970 mila famiglie italiane lavora soltanto la donna. Di queste, due terzi hanno figli. Il dato si riferisce solo alle donne capofamiglia che vivono con il coniuge o il convivente (sono escluse coloro che non convivono e le single). È probabile che molte donne siano diventate capofamiglia per effetto della perdita del posto di lavoro del coniuge, rimasto fuori per la diminuzione dell'occupazione nel manifatturiero e nell'industria delle costruzioni. Da qui la conclusione che quello delle donne capofamiglia, più che un fenomeno di modernizzazione, sia una forma di resistenza alla crisi. Di fronte alla difficoltà economica le donne si sono rimesse in gioco e hanno dimostrato di essere più flessibili degli uomini nel cogliere tutte le occasioni offerte dal mercato del lavoro, a cominciare dal part time.
21/03/2017

Attento: tutto questo sale ti spezza il cuore

La Repubblica, 21/03/2017
Elvira Naselli
Nella dieta giornaliera consumiamo troppo sale, più del doppio della quantità – pari a 5 grammi, l’equivalente di un cucchiaino da caffè - raccomandata come limite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma ridurre il sale non è poi così facile, visto che, a seconda della propria dieta, fino al 70% di consumo è legato non tanto a quello usato in cucina o portato a tavola, quanto agli alimenti trasformati, o a quelli consumati fuori casa. Proprio al tema del ‘sale nascosto’ negli alimenti è dedicata la settimana mondiale per la riduzione del consumo di sale (20-26 marzo), promossa ogni anno da Wash (World Action on Salt & Health) e alla quale aderisce anche la Sinu (Società italiana di nutrizione umana).
21/03/2017

Se la dieta mediterranea allunga la vita

La Stampa, 21/03/2017
Giorgio Calabresi
La dieta mediterranea, già proclamata dall’Unesco patrimonio immateriale dell'umanità, è il segreto della longevità italiana. Secondo i dati del Global health index (Ghi), l'indice globale della salute nel mondo, l’Italia occupa il primo posto di una classifica stilata analizzando la situazione in 163 Paesi. L’indice si basa su molti fattori, come ad esempio la durata media della vita, la nutrizione, la salute mentale e i fattori di rischio come tabagismo o pressione sanguigna. La sfida, ora, commenta l’articolo, è confermare questo successo. “Primo passo è cercare di promuovere una maggiore attività fisica per i ragazzi a scuola, progetto su cui si lavora al ministero della Pubblica Istruzione. Il secondo step guarda agli anziani, in particolare quelli ospiti delle case di riposo, per i quali il ministero della Salute punta a programmi per aiutarli a fare più movimento, i classici 10 mila passi al giorno. Infine, il ministero delle Politiche Agricole vuole favorire una maggiore presenza di cibi a km zero e a filiera corta, come raccomanda la Coldiretti, per avere cibi stagionali e più economici”.
20/03/2017

Mille medici all’anno restano esclusi dalle strutture pubbliche

La Repubblica Affari & Finanza, 20/03/2017
Massimiliano Di Pace
Gli ostacoli sulla strada per diventare medici è lunga e complicata. Ma anche per chi riesce ad arrivare alla fine del percorso, non sempre la conclusione è un posto di lavoro: restano fuori dall'occupazione in una struttura pubblica almeno 1.000 medici all'anno. Dopo la laurea, per i neo-medici (oltre 8mila ogni anno) ci sono tre strade: il corso di specializzazione, il corso di formazione per la medicina generale e la carriera universitaria. Tali opzioni però, per via del numero chiuso, non sono in grado di assorbire tutti i neolaureati. Al momento, secondo la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), in Italia ci sarebbero 20-25mila giovani medici non attivi (ossia di fatto disoccupati) e 8mila precari.
19/03/2017

Lorenzin: Commissariate le Regioni inadempienti

Il Sole 24 Ore, 19/03/2017
Roberto Turno
“Attuare i Lea in tutta Italia per me è un impegno e un atto di responsabilità verso i cittadini. Le Regioni inerti possono rischiare fino al commissariamento”. Lo afferma il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che spiega: “Abbiamo costituito con Agenas una commissione di verifica e controllo, con l'apporto dei Nas, che ogni tre mesi farà il punto sullo stato di attuazione dei Lea. Poi ogni volta pubblicheremo i dati sul nostro sito e li manderemo al Parlamento”. “Vorrei però – aggiunge Lorenzin - intendere i controlli non come uno strumento punitivo, ma propositivo per aiutare le Regioni nell'attuazione e capire dove e se ci sono criticità”.
18/03/2017

Caro Ministro, 170.000 italiani ti scrivono

La Repubblica, 18/03/2017
Il gruppo Conad torna a caldeggiare la liberalizzazione della vendita dei farmaci C con ricetta acquistando intere pagine pubblicitarie su numerosi quotidiani nazionali.
18/03/2017

L’anno nero dell’influenza "Morti 20mila anziani in più"

La Repubblica, 18/03/2017
Michele Bocci
È negativo il bilancio dei decessi per influenza In Italia nella stagione che si sta concludendo in questi giorni. I dati segnalano il 15% in più di ultra sessantacinquenni morti rispetto a quelli attesi, cioè circa 3mila decessi imprevisti nelle 19 città campione.  “Possiamo stimare quindi un dato nazionale di morti in eccesso tra 15 e 20 mila — spiega il presidente dell'Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi — Anche se bisogna avere qualche precauzione a fare la proiezione dei 3mila di partenza perché nei centri urbani il rischio di mortalità, anche per l'influenza, è diverso da quello di paesi e aree rurali”. In ogni caso “il virus A/H3N2 è stato particolarmente virulento e di contro abbiamo avuto una bassa copertura vaccinale negli anziani. Il dato sta scendendo progressivamente negli ultimi anni, fino ad essere arrivato l'anno scorso subito sotto la soglia del 50%, nonostante l'obiettivo minimo dell'Oms e del ministero della Salute sia il raggiungimento del 75% di copertura tra gli ultrasessantacinquenni e i tra i soggetti a rischio”.
17/03/2017

Meno vaccinati, boom di morbillo nel 2017

La Repubblica, 17/03/2017
Michele Bocci
Nei primi due mesi e mezzo di quest'anno i casi di morbillo sono stati poco meno di quelli dell'intero 2016: 700 contro 844. Se si confrontano gli stessi periodi, inizio 2016 e inizio 2017, l'incremento è stato del 230%. Tra i circa 240 malati di gennaio il 27% ha avuto almeno una complicanza, come polmonite o encefalite, segnale della pericolosità del morbillo. I dati sono del ministero alla Salute, che parla di “preoccupante aumento di diagnosi”. La malattia infettiva continua a circolare in Italia “a causa della presenza di sacche di popolazione suscettibile, non vaccinata”. Il ministro Beatrice Lorenzin chiede maggiore impegno a tutti e ricorda che è appena stato approvato il Piano nazionale della vaccinazione, che va applicato.
17/03/2017

I salvavita, vittime del loro successo

La Stampa, 17/03/2017
Eugenia Toniotti
L’allarme lanciato dal ministero della Salute sull’incremento dei casi di morbillo in Italia nell'ultimo anno “sta facendo venire al pettine i nodi del pericoloso astensionismo dalle vaccinazioni che affonda le sue radici nel limaccioso terreno dei pregiudizi, della diffidenza, dello scetticismo, della paura di possibili effetti collaterali. Ad alimentarli, tenaci e combattivi movimenti vaccinofobi che predicano, utilizzando la rete, contro uno dei pilastri della sanità pubblica e della medicina preventiva”. Ma, sottolinea l’articolo, “una parte dell'isteria anti-vaccinazione si alimenta della perdita della memoria dell' età pre-vaccinazione, in cui tremende malattie come vaiolo o poliomielite, ma anche parotite e morbillo, erano mali comuni, spesso mortali, responsabili dei tassi, estremamente elevati, di mortalità infantile”. In questo senso, “il vaccino è, in qualche misura, vittima del suo stesso successo”.
17/03/2017

I tempi lunghi della manovra e il rischio infrazione della Ue

Corriere della Sera, 17/03/2017
Federico Fubini
Nell’ambito dell’Unione europea l'Italia è il solo Paese, fra i più esposti, il cui debito pubblico sembra destinato a salire anche nel 2017. Quello del Portogallo, che per la prima volta ha superato il 130% del reddito nazionale nel 2016, secondo la Commissione Ue calerà di oltre un punto e mezzo. Quello della Grecia, quasi doppio rispetto al reddito nazionale, quest'anno dovrebbe iniziare a scendere di due punti e mezzo. Per quanto riguarda il nostro paese, “l'unico fattore che continua a ridursi – nota l’articolo - sembra la credibilità degli impegni presi ai livelli più alti”. Non solo perché il debito è in aumento da dieci anni nonostante tutti i governi ne abbiano programmato il calo. Ma anche perché pare che le misure di riduzione del deficit da 3,4 miliardi richieste dalla Commissione “in tempi brevi” saranno adottate dopo il 30 aprile (giorno delle primarie del PD). Prima di questa data il governo dovrebbe limitarsi a delineare l'intervento con il Documento di economia e finanza.
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