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Titolo V, ecco il ddl. E le Regioni premono sul nuovo Patto

01/04/2014 00:30:59
Federalismo a legislazione concorrente addio, meglio che Stato centrale e Regioni si spartiscano le materie di competenza con un tratto di penna più deciso: quelle «esclusive» al primo, le «residuali» alle seconde. Con la Sanità che sembra però rimanere a cavalcioni della linea, perché resta al livello centrale l’emanazione delle «norme generali per la tutela della salute» e spettano invece alla potestà legislativa delle singole amministrazioni «l’organizzazione, in ambito regionale, dei servizi sociali e sanitari». Ecco, in sintesi, quanto prevede il ddl di riforma costituzionale approvato ieri sera all’unanimità dal Consiglio dei ministri. «E’un buon inizio» ha detto il presidente del consiglio, Matteo Renzi, nella conferenza stampa di fine seduta «è finito il tempo dei rinvii, il governo mette in campo una riforma dalla forza straordinaria». Una riforma che il premier vuole condurre in porto in tempi strettissimi: «Spero si possa fare il più rapidamente possibile» ha detto ancora alla stampa «noi siamo sensibili allo sforzo del Parlamento ma i paletti sono quelli che abbiamo dato: è fondamentale che il Ddl venga approvato in prima lettura entro il 25 maggio (poiché è un disegno di legge di modifica costituzionale, servono due passaggi in entrambe le camere, ndr)».
Per arrivarci il governo dovrà avere ragione di chi già chiede una pausa di riflessione su quella riforma radicale del Senato che il ddl promette (abbandono del bicameralismo perfetto, camera alta trasformata in un’assemblea delle autonomie non elettiva e con poteri legislativi limitati) e che diversi gruppi politici vorrebbero riscrivere. Un destino cui potrebbe andare incontro anche il comma che a proposito di Titolo V elenca le materie “residuali” spettanti alle autonomie: il ddl approvato dal Consiglio dei ministri, infatti, sembra confermare integralmente la bozza di metà marzo, con quell’accenno così confuso alle competenze regionali in materia di servizi sanitari da spingere un costituzionalista di spicco come Massimo Luciani (vedi intervista) ad auspicarne la modifica nel passaggio alle Camere.
Si vedrà. Intanto nella serata di ieri le Regioni hanno lanciato un nuovo appello al Governo per chiudere in tempi rapidi la partita sul nuovo Patto della salute. Firma «entro un mese» ha detto Luca Coletto, assessore alla Sanità del Veneto e coordinatore degli assessori alla Sanità: «Venerdì» ha spiegato all'Ansa «capiremo il ricollocamento del Patto ora che è cambiato il Governo. Vorremmo rassicurazioni su quanto sinora concordato, innanzitutto su valore del Fondo: 109 miliardi per il 2014, 113 per il 2015 e 117 per il 2016». In secondo luogo, ha continuato Coletto «vorremmo garanzie sul fatto che la spending review ci consenta di mantenere le risorse risparmiate, nelle disponibilità del settore e delle Regioni che li producono». Stesse considerazioni da Claudio Montaldo, assessore alla Sanità della Regione Liguria e presidente del comitato di settore Sanità delle Regioni: «Chiederemo che si proceda più speditamente possibile ai tavoli tecnici per chiudere rapidamente il patto». Tra i temi ancora aperti la spesa farmaceutica e i possibili risparmi derivanti dalla centralizzazione degli acquisti. «Solo così» ha ripreso Coletto «ovvieremo alla famosa siringa che costa 5 euro in una regione e 50 centesimi in un'altra». Le risorse liberate, ha concluso l’assessore veneto, serviranno a finanziare i nuovi farmaci o investire nelle cure territoriali e nell’assistenza alla cronicità. (AS)

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