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Antitrust: deregulation orari frenata spesso da motivi economici

01/08/2013 09:36:00
Nel commercio al dettaglio tradizionale, più della metà degli esercizi ha rinunciato alle opportunità offerte dalla liberalizzazione degli orari per «ragioni prevalentemente legate alla mancanza di convenienza economica». E’ la constatazione cui arriva l’Antitrust in base al monitoraggio condotto in quasi duemila punti vendita della Gdo e circa mille dettaglianti. L’obiettivo era quello di valutare gli effetti della norma con cui il decreto “Salva-Italia” liberalizzò gli orari del commercio (a quelli delle farmacie ci avrebbe pensato di lì a poco il “Cresci-Italia) e i risultati – per quanto privi di validità statistica – invitano a qualche riflessione. Non vale per i dati sul comportamento di Gdo e commercio al dettaglio, a dir poco scontati: l’89% dei punti vendita con superficie superiore ai 2.500 metri quadri ha approfittato del decreto per allargare le aperture a tutti i festivi, tra i negozianti ha fatto lo stesso soltanto il 45% degli intervistati. Cifre inaspettate, invece, arrivano dalla scomposizione dei dati per area geografica: al Nord, infatti, i punti vendita del mass market che aprono in tutti o quasi i giorni festivi si fermano all’86%, al Centro superano l’88% e al Sud scavalcano il 98%. Stesse differenze nel commercio al dettaglio, dove le aperture nei giorni festivi sono praticate al Sud dal 49% dei negozi intervistati.
Interessanti anche le rilevazioni relative ai motivi addotti dagli intervistati per giustificare la mancata apertura festiva: nella Gdo il 41% circa degli intervistati adduce ragioni di politica aziendale, il 38% parla di mancanza di opportunità economica e poco meno del 21% ostacoli burocratico-amministrativi (da parte delle Regioni che si oppongono alle liberalizzazioni). Tra i negozianti, invece, la mancanza di convenienza economica è stata citata dal 68% degli intervistati, mentre soltanto il 4% ha tirato in ballo freni di carattere burocratico. «La liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi disposta dal legislatore statale» è allora la conclusione cui arriva l’Antitrust al termine dell’indagine «sta incontrando una serie di difficoltà riconducibili non solo all’esistenza di ostacoli normativi, amministrativi o di altra natura posti dalle amministrazioni regionali e/o locali, ma anche, più semplicemente, a motivazioni di mancata convenienza economica e, più in generale, a scelte di politica aziendale». (AS)

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