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Chiamparino presidente delle Regioni, effetti sulle convenzioni

01/08/2014 00:42:11
Prima l’elezione di Sergio Chiamparino a presidente della Conferenza delle Regioni, all’unanimità. Poi la rottura sul riparto del Fondo sanitario 2014. Tutto in un giorno, quello che forse rovinerà le vacanze dei governatori, perché a questo punto la riunione in programma la settimana prossima potrebbe non bastare per rimettere le cose a posto. E poi c’è da capire: ieri i presidenti delle Regioni dovevano eleggere il successore di Vasco Errani, dimissionario per vicende giudiziarie locali; secondo voci, in lizza c’erano il toscano Rossi (che però l’anno prossimo avrà elezioni nella sua regione) e il piemontese Chiamparino (eletto due mesi fa, quindi con un quinquennio intero davanti a sé, almeno sulla carta). L’ha spuntata quest’ultimo, con il presidente della Campania, Stefano Caldoro, nella carica di vice. Scelta unanime, nessun muro contro muro, niente grida né pugni sui tavoli. Poi però, nel pomeriggio, ecco l’altolà di Caldoro sul riparto del Fondo sanitario 2014, l’altro tema in agenda nella riunione di ieri: non ci sarà intesa (e quindi niente soldi) se nella ripartizione delle risorse tra le Regioni non verrà introdotto il parametro della deprivazione sociale, indice che dovrebbe “premiare” le amministrazioni del Sud a scapito di quelle del Centro-nord. La Puglia approva, la Lombardia protesta, se ne riparlerà la prossima settimana.
Intanto però lo stop di Caldoro fa scoprire che ai vertici della Conferenza delle Regioni sono stati insediati i governatori di due Regioni messe malissimo con i conti: la Campania è commissariata cronica, il Piemonte rischia di esserlo tra poco (come ha avvertito il ministero delle Finanze in un incontro di pochi giorni fa, dedicato ai bilanci piemontesi). Forse è un caso, forse è il segnale che tra i governatori continuano a permanere due schieramenti, quello delle Regioni “forti” (nel senso della governance e dell’autonomismo) e quello delle Regioni “deboli” (per efficienza amministrativa e disponibilità di risorse).
Forse non è questa la chiave di lettura con cui decifrare gli eventi di ieri, di certo è quella che aiuta a capire quanto sta accadendo in altre stanze. Quelle della Sisac, la struttura interregionale che tratta i rinnovi convenzionali. Ora al tavolo ci sono i medici di famiglia, a ruota dovrebbero venire le farmacie. Impossibile però fare previsioni sui tempi, perché il dualismo interregionale di cui s’è detto poc’anzi sta rendendo difficilissime le trattative con i mmg. Responsabilità della Sisac, che da qualche tempo ha cominciato a “depotenziare” e “delegittimare” il contratto nazionale. «La tesi espressa da Franco Rossi, il coordinatore della struttura» spiega il vicesegretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti «è che il decreto Balduzzi (la legge 189/2012, ndr) ha tolto quasi ogni spazio alla contrattualizzazione nazionale. Ma è un’idea insostenibile: sarebbe come dire che agli operai della Fiat che non c’è più bisogno di rinnovare il contratto nazionale perché ci ha già pensato una legge e a loro non resta che adeguarsi. Forse le cose vanno così in qualche staterello dittatoriale, non in una democrazia liberale».
Per i sindacati della mg, quindi, se la Sisac indugia in riflessioni di questo tenore è perché questo è il gioco che vuole il partito delle Regioni “forti” – Toscana, Emilia Romagna e via di seguito – il cui obiettivo sarebbe quello di “svuotare” le convenzioni nazionali per trasferirne il contenuto nelle convenzioni regionali, secondo la logica dei vasi comunicanti. Rispetto a tale meta, i temporeggiamenti della Sisac si rivelano dunque due volte utili, perché più si rimanda più queste Regioni hanno l’opportunità di concludere in casa propria intese (sulle Case della salute, per esempio, oppure sulla diretta estesa a tutta la fascia A) che poi la Convenzione nazionale non potrà far altro che recepire. «In questo momento» è allora la conclusione di Scotti «diventa quanto mai decisivo mantenere la massima compattezza, anche a livello interprofessionale».
E’ per questo, infatti, che da qualche giorno Fimmg e Federfarma hanno stretto un’intesa per mantenersi reciprocamente informate su tutto ciò che riguarda la contrattazione sindacale. E per mantenere su binari il più possibile ravvicinati il lavoro che le due sigle stanno portando avanti sulle rispettive Convenzioni. In tale prospettiva, sarà anche importante capire invece qual è la posizione delle cosiddette Regioni “deboli”, alle quali forse è più utile conservare alla contrattazione nazionale il suo ruolo tradizionale. In questa prospettiva, Chiamparino presidente della Conferenza delle Regioni potrebbe non essere una cattiva notizia. (AS)

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