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Farmaco, nuova governance per riportare innovazione in farmacia

02/04/2016 07:21:18
Occorre dare al farmaco e alla spesa farmaceutica un nuovo sistema di governance non solo per liberare l’industria farmaceutica dalla zavorra del payback, ma anche per riportare l’innovazione nel territorio e in farmacia. Lo ha detto il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, nel suo intervento all’edizione 2016 di Gli incontri Asis, la convention dell’Associazione studi sull’industria della salute inaugurata ieri a Tirrenia, in provincia di Pisa. «Sento dire spesso in giro che l’innovazione non arriva più nelle farmacie del territorio» ha detto Scaccabarozzi «ma non è così: l’industria continua a sfornare farmaci di nuova generazione che per impiego sarebbero destinati alle cure territoriali, poi però con mille artifici vengono dirottati altrove».

L’alibi che alimenta tali “astuzie” è quello di far quadrare i conti della spesa farmaceutica, ma per il presidente di Farmindustria è necessario guardare in faccia la realtà per quello che è: «L’Italia spende per l’assistenza farmaceutica pubblica il 31% in meno della media Ue. Dato che il budget per tale spesa è definito ogni anno in quota percentuale fissa sul Fondo sanitario nazionale, e il Fondo è determinato a sua volta in percentuale fissa sul Pil, è necessario che questo Paese cominci a sostenere quei settori dell’industria nazionale che il Pil di fatto lo creano». Il riferimento è ovviamente al comparto farmaceutco, che proprio di recente ha ufficializzato i numeri del 2015: +5% nella produzione soltanto l’ultimo anno, +10% nel periodo 2010-2015 (quando l’intero manifatturiero ha fatto -7%), +1% nell’occupazione, primo in Europa per produttività procapite.

«L’industria del farmaco» ha continuato Scaccabarozzi «riceve ogni anno dallo Stato 12,5 miliardi in rimborsi sui farmaci erogati dal Ssn e versa alla collettività 13,7 miliardi, in salari, imposte, investimenti e quant’altro. Con questi fondamentali, è evidente che il comparto va sostenuto, non penalizzato». Di qui la richiesta degli industriali di una riorganizzazione della governance sul farmaco che superi definitivamente il controverso e cervellotico strumento del payback. E soprattutto, agevoli e sostenga l’innovazione. «Oggi il 18% degli studi clinici localizzati in Europa sono avviati in Italia» ha ricordato il presidente di Farmindustria «possiamo arrivare al 30% e diventare il primo hub europeo della farmaceutica, ma serve un quadro regolatorio radicalmente diverso, che non imponga alle aziende sacrifici ingiustificati: ogni miliardo che all’inizio dell’anno si taglia al Fondo sanitario nazionale, si traduce a fine anno in un payback di 150 milioni a carico dell’industria».

Per arrivare a una nuova governance, del farmaco, tuttavia, occorre innanzitutto innescare nella Sanità italiana un cambiamento paradigmatico. Lo ha detto senza giri di parole Fabrizio Landi, presidente di Toscana Life Sciences, incubatore di innovazione per la ricerca biotech a partecipazione mista, pubblico-privato. «Per arrivare a una nuova governance» ha sostenuto «va prima ripensato dalle fondamenta l’intero livello ospedaliero. I farmaci consentono di curare a casa, riducono le ospedalizzazioni e gli interventi chirurgici, fanno risparmiare in posti letto e in personale, ma travasare spesa dall’ospedale all’assistenza farmaceutica è opera complicatissima perché ci si deve scontrare con le resistenze della classe medica. A conferma, basti dire che un taglio del 20% dei posti letto per acuti significherebbe chiudere circa 2.500 primariati». Nonostante le difficoltà, tuttavia, questa è la strada su cui la Sanità italiana deve necessariamente incamminarsi: «Secondo alcune stime» ha ricordato Landi «un posto letto per acuzie costa mediamente mille euro al giorno. Che sia vuoto od occupato, perché su questo posto letto si scaricano i costi del personale, della struttura, delle sale operatorie, del pronto soccorso, della riabilitazione e via di seguito. Cose nel tempo sempre meno sostenibili, ed ecco perché in altri Paesi si sono lanciati nuovi modelli di ospedale “snello”, i cui costi sono commisurati ai bisogni».

La logica, in sostanza, dev’essere quella dei vasi comunicanti: meno spesa ospedaliera e più spesa farmaceutica. Anche perché nel prossimo quinquennio si prospetta una vera e propria “ondata” di nuove molecole: circa 225 secondo le stime di Sergio Liberatore, amministratore delegato di Ims Health Italia, tra le quali una cinquantina di farmaci orfani e un 27% di biologici. «Anche se» ha avvertito «sul timing di accesso in Italia inciderà anche l’effettiva possibilità di individuare un funding specifico per i nuovi farmaci oncologici». E ritorna il tema di una diversa governance della spesa farmaceutica, un obiettivo che è da tempo al centro del lavoro anche di Federfarma. (AS)

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