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Su capitale Rossi (Toscana) e Gelli (Pd) tirano il freno

03/03/2015 00:48:28
Dal fronte delle Regioni arriva il primo no secco alla norma del ddl concorrenza che apre la titolarità della farmacia al capitale. E a pronunciarlo è il presidente della Toscana, Enrico Rossi. Ospite del convegno organizzato domenica a Firenze dall’Urtofar per discutere delle prospettive del Servizio nella regione, Rossi ha messo sul tavolo il tema del capitale senza neanche la necessità di un invito. «Aprire alle società è un’idea che non mi convince» ha detto il governatore nel suo intervento «in questo paese abbiamo un’altra storia e non scambierei mai le nostre farmacie con quelle americane. Non mi piace neanche l’eliminazione del tetto delle quattro farmacie per titolare, capisco l’esigenza di razionalizzare ma i risparmi che si potrebbero conseguire con le economie di scala li pagheremmo poi nelle politiche sanitarie, perché le società di capitale badano soltanto al profitto».

Davanti alla platea Rossi ha motivato la propria opposizione con l’esigenza di salvaguardare la capillarità della rete e le piccole farmacie, che le catene «sposterebbero immediatamente in aree più remunerative». In realtà, però, i veri motivi del dissenso hanno a che fare con il federalismo sanitario, come lo stesso governatore ha ammesso più tardi davanti ai pochi giornalisti presenti all’evento: se la Pianta organica non viene toccata dal ddl concorrenza, gli è stato chiesto, quali rischi ci sarebbero per le piccole farmacie? «Il fatto è che multinazionali e grandi gruppi non fanno mai quello che si dice loro» ha replicato Rossi «abbiamo visto cos’è successo con Telecom quando c’era da cablare. Con queste società finisce che poi comandano altri». In altri termini, alle Regioni non piacciono fornitori troppo potenti.

Ma a Firenze, non ha parlato di ddl concorrenza soltanto il governatore della Toscana. Anche Federico Gelli, responsabile Pd per la Sanità e componente della commissione Affari sociali della Camera, si è soffermato sul tema con parole che sono state apprezzate dai titolari di farmacia: «La proposta del ministero dello Sviluppo di abbassare a 1.500 il quorum avrebbe scardinato il sistema» ha detto dal palco «mentre l’uscita della Fascia C avrebbe fatto saltare l’autoregolamentazione su cui si regge la distribuzione del farmaco. Fosse passata la deregulation, non avremmo poi potuto lamentarci di quello che sarebbe successo in caso di ritiro urgente di un farmaco».

Anche Gelli, però, ha riservato le considerazioni più interessanti ai taccuini dei giornalisti. «Personalmente l’idea che una multinazionale possa diventare proprietaria di una catena di farmacie non mi entusiasma» ha detto a Filodiretto «perché corriamo il rischio che un mercato così sensibile e delicato venga gestito da altre logiche. Valuteremo in commissione Affari sociali – cui compete l’esame dell’articolo – se saranno possibili limature. Sono convinto che saremo in grado di modificare il testo». (AS)

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