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Confesercenti boccia liberalizzazioni del governo Monti

03/09/2014 00:11:35
Sono passati due anni abbondanti dalle liberalizzazioni del governo Monti e il comparto del commercio ancora attende la ripresa che quegli interventi avrebbero dovuto assicurare. Anzi, parafrasando le cose sembrano andare anche peggio di quando si stava peggio. Almeno a leggere le ultime analisi di Confesercenti: tra luglio e agosto, hanno chiuso circa 5.400 imprese del commercio al dettaglio, a fronte di circa 2.600 nuove aperture. In sintesi, per ogni attività che apre i battenti ce ne sono due che lasciano il mercato. Il risultato è che continua ad accorciarsi la vita media delle imprese del commercio: una su quattro si “arrende” dopo meno di tre anni, oltre il 40% delle attività aperte nel 2010 – circa 27mila – è già sparito, bruciando investimenti pari a circa 2,7 miliardi di euro.«L’avvio del 2014 è stato peggiore di quanto ci aspettassimo» spiega in una nota Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti «anche la stagione dei saldi ha avuto risultati generalmente al di sotto delle aspettative, sebbene con grandi differenze territoriali. Il commercio è entrato nel suo terzo anno di crisi e molte imprese semplicemente non ce la fanno più, schiacciate dalla diminuzione dei consumi delle famiglie e l’aumento della pressione fiscale».
In questo contesto, la liberalizzazione di orari e aperture impartita nel 2012 dal decreto “Cresci-Italia” ha fatto più male che bene: «I benefici promessi sono tuttora “non pervenuti”» dice Bussoni senza giri di parole « il settore ha perso tra il 2012 e il 2013 oltre 100mila posti di lavoro tra imprenditori e dipendenti, registrando allo stesso tempo 28,5 miliardi di minori consumi di beni da parte delle famiglie». (AS)

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