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Farmacisti-grossisti, Di Giorgio (Aifa): si va nel giusto verso

04/03/2017 10:05:15
«Ognuno difende il proprio business ed è comprensibile che sia così, ma prima viene la tutela della salute e dunque la continuità della tracciatura del farmaco nel circuito distributivo». Sono le parole con cui Domenico Di Giorgio, direttore dell’Ufficio qualità e contraffazione dell’Aifa, tira un bilancio della riunione tenuta lunedì scorso dal Tavolo sulle carenze, presenti per la prima volta i rappresentanti dell’Associazione nazionale farmacisti-grossisti.

Di Giorgio, secondo il resoconto fornito il giorno dopo da Filodiretto c’è stato un confronto serrato sui percorsi distributivi praticati dai farmacisti-grossisti. Vede spazi di avvicinamento tra le vostre e le loro posizioni?
La ricerca di convergenze è l’obiettivo per il quale è nato il Tavolo. Le stesse sigle che ne fanno parte, all’insediamento del gruppo si erano presentate con aspettative e istanze distanti tra loro, il che però non ha impedito di arrivare nel tempo a una sintesi. Sono convinto che riusciremo a fare lo stesso anche con i farmacisti-grossisti, a patto però che rimanga al centro l’obiettivo comune di questo tavolo, ossia la tutela della salute. Non si tratta di mettere in discussione un business legittimo, ma di cambiare pratiche operative che mettono a rischio la tracciabilità.

A quanto risulta, i farmacisti-grossisti hanno giustificato i passaggi interni farmacia-deposito con il contingentamento praticato da molte industrie ai loro danni…
Quello del contingentamento è uno dei temi sui quali stiamo lavorando. All’associazione però abbiamo chiesto di ripresentarsi alla prossima seduta con dati precisi: se ci sono distorsioni vanno eliminate ma prima servono i numeri, non ci possiamo affidare soltanto alle opinioni.

A proposito di cifre, lunedì è stato detto che l’associazione dei farmacisti-grossisti conta 50 iscritti ma le farmacie fornite di autorizzazione sono circa 500…
Sì ma stiamo verificando con il ministero della Salute, che sta analizzando le sue liste per verificare gli operatori realmente in attività. Anche in questo caso, l’idea è quella di ragionare soltanto sui numeri. Seguiamo lo stesso approccio pure nelle altre questioni aperte.

Si riferisce al dibattito sull’obbligo del 90% a carico dei produttori?
Anche ma non solo. A un livello più generale, è sentita l’esigenza di fare una summa delle disposizioni in vigore, che oggi risultano sparpagliate in più testi normativi con immaginabili ricadute sull’operatività delle aziende.

Si è discusso anche di sentenze dei vari Tar, favorevoli e sfavorevoli. Qual è la sua opinione sull’ultimo intervento dei giudici laziali, quello dell’altra settimana che aveva ribadito l’illegittimità di passaggi commerciali da farmacia a grossista, a prescindere da chi sia il titolare?
Si tratta certamente di una decisione che rafforza la linea del Tavolo e il protocollo dello scorso settembre, perché ribadisce il principio che la farmacia è l’anello finale della filiera e da lì il farmaco può soltanto prendere la strada del paziente. Ma se guardiamo con attenzione anche alle sentenze pregresse, si noterà che l’interpretazione dei diversi Tribunali si sta progressivamente chiarendo per andare proprio nella direzione del protocollo. (AS)

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