Edicola

Internet, aziende pharma "marginali" per navigatori italiani

04/09/2013 22:43:02
Tra blog, social network, forum e interrogazioni sui motori di ricerca, sono pochi gli italiani che sul web parlano di aziende del farmaco. Godono di maggiore interesse altri comparti industriali e soprattutto, quando in rete si parla di “pharma”, è più spesso per parlarne male. È quanto emerge da un’indagine condotta tra gennaio e giugno dal mensile AboutPharma and Medical Devices in collaborazione con Netscreening, società specializzata nelle analisi di “web reputation”. La ricerca appare, pubblicata sul numero di settembre del periodico, ha setacciato il traffico online generato in Italia su 70 aziende farmaceutiche del paese e d’oltre confine, assieme a una quarantina di produttori di dispositivi medici. Le valutazioni sono state effettuate utilizzando come parametro la frequenza delle ricerche svolte dai navigatori con il nome dell’azienda come parola chiave: risultato, l’industria del pharma che totalizza più “search” è Pfizer, che però si ferma a un valore pari a 2 quando un brand come Samsung arriva a 88, Ikea a 41, Fiat a 28 e Kinder a 4. In sintesi, il posizionamento delle aziende del farmaco nei dibattiti on line è poco significativo rispetto ad altri segmenti. La classifica di comparto, in ogni caso, vede in testa Pfizer 4.578 discussioni, seguita a notevole distanza da Bayer e Novartis; Baxter, invece, si aggiudica il primo posto tra le aziende di medical device, ma va tenuto presente che l’azienda milita anche tra i produttori di farmaci.
Oltre alla marginalità, l’indagine rivela anche la ridotta presa emotiva del pharma: su farmaci e dispositivi medici, in sostanza, si dialoga con atteggiamento per lo più neutro e distaccato. Laddove invece emergono emozioni più definite, a prevalere sono i sentimenti negativi (nel 27,6% dei casi per il pharma, nel 13,25% per i dispositivi). Inoltre determinati fatti specifici (uno scandalo internazionale, un’azione della magistratura oppure un “caso” terapeutico) mostrano tutta la loro capacità di incidere negativamente sulla percezione del brand, determinando così in molti casi una reputazione negativa dell’azienda in questione.

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